La ragazza dagli occhi verdi stava scrivendo la sua vita, inondata dalla luce azzurrina dal computer. Sapeva che il cancro che la divorava non le avrebbe lasciato molto tempo, e voleva far sapere al mondo che lei era esistita. Raccontava tutto, dall’inizio: di quando sua madre aveva abbandonato lei e suo padre per un altro. Di quando il padre, malato (forse un caso, forse no) dello stesso cancro che adesso consumava lei, morì, lasciandola sola e senza un soldo, a girare da una famiglia adottiva all’altra fino all’università che una borsa di studio (l’unica fortuna della sua vita) le aveva permesso di frequentare. Di quando a scuola la isolavano, fin da quando era bambina, perché era troppo brava, o forse troppo strana. Di quando il suo ragazzo, l’amore della sua vita, la tradì e glielo rivelò così brutalmente da spingerla a tagliarsi le vene. Di quei dottori che, dopo averle salvato la vita le pronosticarono la morte. Di quell’uomo, all’uscita dal bar dove, sottopagata, lavorava per guadagnarsi la vita. Dei poliziotti che le promisero di cercarlo ma che non fecero in realtà mai niente per lei. Di quando cominciò a stare così male che a volte non le era possibile alzarsi dal letto… la ragazza dagli occhi verdi scriveva da giorni. Ormai in quel file c’era tutta la sua vita. Mancava solo l’ultimo punto, quello finale: quello della sua morte. In quel momento il computer si spense. La ragazza dagli occhi verdi, velati di lacrime, capì all’istante che l’ultimo, definitivo punto era appena stato messo. Si lasciò scivolare nell’oblio, confortata da quel vago alone azzurrino che ancora aleggiava nella stanza ormai buia.


di Razorblade Kiss