Il “punta” era un tipo molto particolare… a volte scontroso e taciturno, a volte tremendamente prolisso e ciarliero. Nonostante tutto, però, dotato di una intelligenza sopra la media e di un istinto molto sviluppato, cosa che spesso Ludwig aveva avuto modo di apprezzare. Il perché del suo soprannome non era molto chiaro, alcuni dell’ambiente dicevano che era per via di certi suoi attributi… ma di queste cazzate a Ludwig non interessava molto… E se era spesso insieme al punta c’era comunque un motivo. E poi aveva quel fastidio, quel dannato malessere che lo perseguitava ormai da parecchi giorni… la notte non riusciva a dormire, e quando riusciva a farlo per non più di un’ora, sogni talmente lucidi da sembrare quasi reali lo tormentavano come nugoli di zanzare in una palude che si avventano su di un uomo sudato. E strani, strani soprattutto, da rasentare il livello dell’idiozia. E il risveglio poi, e quella debolezza che si trasformava via via in energia distruttiva non era del tutto normale. Almeno, normale …
La parola normale per Ludwig aveva standard piuttosto elevati rispetto alla media della persone.
La gazzella dei Carabinieri procedeva sorniona lungo il piazzale della stazione, in cerca probabilmente di qualcosa da fare… il quel paesello che Ludwig spesso chiamava “il buco del culo di un buco del culo” in effetti la cosa che veniva istintiva era di farsi una bella dormita, ma i Carabinieri esistevano pure là, erano pagati per lavorare, e quello stavano facendo, in una bella e assolata mattinata di metà febbraio.
“Oh cazzo, ci hanno visti… cazzzo” sibila il punta, inchiodando i suoi occhi verdi sul lampeggiante dell’alfa “ora ci fermano.. cazzo”… Istintivamente volgo la mia dormiente attenzione verso il punta, poi verso l’alfa, poi di nuovo verso il punta… e le mie dita accarezzano la Glock cal. 45 sotto la giacca, apprezzandone la forma geometrica, ed il sintetico calore dei polimeri “Non ci fermano, vai tranquillo” dico io “ vai avanti e fai finta di nulla”.
“No, ti dico che ci fermano cazzo… me lo sento… quegli stronzi ci fermano” mugola lui.. E qui il punta guadagna un altro numero.. vi ricordate che prima avevo accennato al suo istinto?
L’alfa inchioda davanti a noi, e con un agilità che non avrei mai sospettato, il più anziano smonta dall’auto, paletta in mano, seguito quasi a ruota dall’autista, giovane, forse un ausiliario. Viene verso di me. Abbasso il finestrino. Il punta abbassa il suo.
”Buongiorno. Prego, esibite i documenti” Il punta “ Anche quelli dell’auto?” “Certo”
Mi giro verso il punta…occhi verdi gelidi e sorrisino beffardo, sa già cosa deve fare. Bene.
“Glieli do subito, brigadiere” esordisco “solo un secondo”. E’ un secondo. Una rosa rossa si apre sulla gola del brigadiere, vedo le sue labbra che formano una “O” sotto i baffi grigi… gli occhi sbarrati come chi vede per la prima volta un seno di donna. Sembra quasi che stia dicendo ”Oh ma che fai?”. Sembra una scena ridicola, anzi sembra una foto ridicola, ma francamente non ci trovo nulla da ridere. Mi volto verso il punta: lui ha gia finito col giovane, ha già preso la sua pistola d’ordinanza, che probabilmente non ha avuto neanche il tempo di estrarre. Già… il punta è molto rapido col pugnale, lo preferisce alle volgari pistole, in fondo ha sempre dimostrato una certa classe, anche nel vestire….
“Che cazzo stai facendo? Aspetti che arrivino altri 50 di questi fottuti? Prendi quelle cazzo di armi che tagliamo”…Come in uno dei miei sogni lucidi, mi vedo riporre la Glock sotto la giacca, scendere, prendere la pistola dal brigadiere e l’ M12 dall’alfa, guardare l’espressione ridicola ma che non fa ridere del brigadiere a terra con la rosa che è diventata ormai un foulard rosso, risalire in macchina… sento il bmw che parte come se stesse lottando per una pole position di qualche fantomatico gran premio… sento la voce del punta che dice… “Cazzo per poco non ci fottevano”… guardo dal lunotto posteriore il volto del carabiniere sempre più distante con le sue labbra ad “O” che ora pare che dica : “Oh cazzo ma mi lasciate proprio qui?”… Non mi fa ridere, ho bisogno di dormire…


di Ludwig