Erano le 8 e 62 di un tiepido mattino infernale. Non c’erano ancora notizie della latta di pesce trafugata nottetempo in una gioielleria del centro. Per gli inquirenti poteva trattarsi di una ripercussione politica sul racket delle merendine. Nel parco i ragazzi rapiti dalla musica heavy metal non si ritrovavano più, nonostante le ricerche dei barbagianni. Dalle pompe dei pompieri i fiori innaffiavano le belle ragazze rosolate al sole, e le ochette si sposavano banchettando con arrosto di cd. Due muli giocavano placidamente a scacchi. Dai balconi, le signore stendevano i gatti ad asciugare.
Da una porta a soffietto dietro l’albero finalmente venne fuori lei. Erano ormai le 9.76. Troppo tardi per ordinare il caviale, pensò lui. “Sai perché sono uscito con te oggi?”, disse lui. Lei lo guardò ansimante e sudata di melanzane bollite, mentre nel vialetto accanto un neonato rincorreva il suo passeggino. “Perché sei anni fa eri il terzo più bel culo di tutta la tabaccheria.” Rispose lei: “Ma l’irrealtà è soltanto un gioco”.
Due zaini facevano footing e scomparvero dietro un poggio di campanelli per biciclette.
Su una panchina una signora anziana reggeva tra le proboscidi un bel libro aperto, da cui uscirono delle placche tettoniche romanticissime. Fu allora che lei gli chiese: “Perché non mi baci adesso?”
E lui rispose che non poteva. Mamma aveva preparato la colazione.


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di Davide Zingone