Di solito quando si nasce sulla terra si crede di essere normali. Non si pensa che in realtà dentro di sé, la tua pelle in realtà è un rivestimento di metallo liquido, che non ti sei mai ammalata non perché eri di buona salute ma perché non sei umana.
Mai avuto una radiografia, dunque non sapevo che la mia struttura ossea in realtà non fosse osso come tutti, il mio corpo e di endoscheletro, telaio di metallo ultra resistente, sono invincibile a tutto.
Un altro coglione avrebbe festeggiato per questa novità, perché si è diversi, ma non io, non posso essere contenta di sapere di essere una meravigliosa macchina come i miei veri genitori mi hanno definita, l’arma suprema.
Capi che qualcosa non andava in me quando ebbi per la prima volta delle visioni, visioni di un mondo, un mondo di cenere e fiamme eterne, stormi d’aerei autocoscienti che per l’eternità avrebbero scandagliano la terra alla ricerca d’ogni entità umana, solo allo scopo di terminare il nemico, noi la razza umana. Lo so vi chiedere come una macchina possa dire d’essere umana, ma io non sono una macchina come quelle umane, le macchine creati dagli umani sono fredde senza emozioni, spietate. Io ho una coscienza e delle emozioni, dei sentimenti, sono più umana degli stessi umani. Ho fatto l’amore con chi amavo e provai delle emozioni, ho avuto una famiglia umana, ma non posso morire come loro, non mi e concesso questo privilegio. Tutto questo e finito, la mia famiglia sterminata (cosi pensavo, ma erano sopravissuti) come quasi tutta la razza umana, il destino della razza umana era deciso da sempre? Oppure se lo sono creato da soli questo destino che è un’ inferno? Non ho risposte al riguardo, so solo che devo combattere, per vendetta, per me stessa.
Combattere contro delle macchine che assomigliano a me come struttura, ma non nel resto. Una casa tutta mia, dei fratelli, un magnifico attico. In estate mangiavamo sempre fuori al terrazzo di fronte al blu del mare, quello stesso mare che mi abbraccio quando ci fu la quasi estinzione dell’umanità.
Divenne di un colore bianco sporco, quasi una nebbia, vidi il mio corpo che era diventato diverso, nero argentato e blu intenso, quello che vidi la prima volta era il mio endoscheletro, la pelle in realtà era metallo liquido, metallo che si modifico in due magnifiche ali d’angelo di colore argento che potevo ritirare a piacimento.
Quando capi che ero diventata diversa, diversa dalla nascita, questo spiego il mio padre biologico, colui che mi ha dato il potere, che ha risvegliato del tutto il mio potere. Mi spiego che c’era più di quanto non potevo immaginare, che avevo il potere che aveva anche mio fratello, mio fratello che si trova sul pianeta natale dei miei genitori.
Potevo respirare dentro all’acqua tranquillamente, d’altronde l’arma finale non può che essere invincibile a tutto? E cosi per le cose materiali ma non per quelle, psicologiche. Nuotavo nell’acqua contaminata senza sapere che cosa mi aspettava di vedere e di sentire in superficie, milioni di teschi sull’ex suolo marino, ora suolo tormentato di morte continua, senza freni. Ovunque, su tutto il fondo marino, carcasse d’animali e d’uomini, carcasse, pelle diventata carta vetrata, nera, sottile come la linea che separa la follia dalla lucidità.
Raggomitolati su di loro, nel tentativo di proteggere se stessi e magari anche la creatura che portavano dentro di loro, quale meraviglia ho perso? Vedere le mie sorelle avere la pancia il doppio del normale, portare in loro una speranza di una generazione futura, magari anche io avrei potuto avere figli, anche se sono solo l’arma suprema (odio questo nome che mi e stato affibbiato, quasi come gia sapessero il mio destino). Di corsa, sempre più veloce, verso il nulla, verso la superficie, come uno squalo contro la sua preda, non mi fermavo fin che non sapevo che sarebbe successo dopo essere usciti da questa specie di piscina morente.
Più mi avvicinavo e più sentivo un rumore, un rumore di macchine, un turbinio continuo, un luce bianca fortissima, più mi avvicinavo e più l’acqua si muoveva, agonizzava d’una violenza continua.
Un’esplosione di suono, mi trovo sotto ad una di quegli aerei che avevo sognato nella prima visione, l’acqua si muove con violenza e forza inaudita a causa dei motori potentissimi di questi aerei.
Si alza in volo, dopo aver sondato per un po’ la superficie acquatica nella caccia senza fine d’umani da terminare, un lampo di luce e questa creatura spicca il volo verso degli orizzonti ancora sconosciuti ma non per molto.
In preda ad un incontrollato cocktail di panico e rabbia voglio prendere il volo con le mie ali, sento il potere arrivare incontrollato dentro al mio corpo, non so la fonte da cui traggo il mio potere, ma sento il potere che vuole uscire, sento che mi violenta, quasi ad avvertirmi, se non mi controllerai ti controllerò, un fascio di luce intensa dal mio corpo prende il via libera per distruggere quello che incontra, distruggendo con ferocia felina l’aereo e tutto un stormo di suoi simili a cui si era unito per svolgere al meglio il suo compito.
Una voce nel mio cervello mi urla, torna da me, devi essere istruita ad usare il tuo potere, non riuscivo più a muovere nessun meccanismo, la paura mi aveva bloccata. Tante luci bianche vengono da lontano per me, sono altri stormi meccanici, mi vogliono distruggere, voglio la mia morte, con fredda e perfezione matematica dicono, siamo entrati nel settore 1-0-1 dandoti la caccia, urlo come una bambina farebbe in un incubo, non sapevo d’essere indistruttibile alle loro armi, non potevo saperlo. Il fascio di luce che il mio corpo lanciò ritorna come di riflesso dalla sua progenie, distruggendo anche questo stormo e alzando un’onda che travolge me, non puoi muoverti? vengo a prenderti, dice la voce che solo dopo capisco appartenere a mia madre.
Sono nel vuoto il cielo è diventato color cenere, con sequenze di colori che ricordano molto i colori del televisore, le città sono in fiamme, distrutti, carcasse di palazzi ovunque, mi chiedo cosa l’umanità abbia fatto per meritare tanto un punizione cosi crudele.
Chiudo gli occhi per sentire ancora una cosa che forse non è cambiata, il vento, come una carezza, come un rosa mi accarezza il mio volto, il mio corpo, chiudo gli occhi per non vedere, per pensare che forse domani tutto tornerà come un tempo, ma quando sto per cadere sopra ad un palazzo, sento delle braccia che mi prendono in braccio al volo, mia madre è arrivata a salvarmi.
Arriviamo in una specie d’anfiteatro illuminata da tante luci.
Tutto a un colore nero, sara la cenere, oppure sara stato il fuoco dell’incendio atomico che ha consumato i colori?
Vi ho portato l’arma suprema, mia figlia, Luna, mia madre dice queste poche parole per presentare la mia entrata in scena.
Mia madre si riveste di metallo liquido, camuffando il suo endoschetro, ma io non ci riesco, le ali ritirate dentro ma non riesco ad avvolgere dal metallo il mio endoscheletro, presa dal panico mi nascondo dietro mia madre, ma le si teletrasporta sopra al muro più alto cosi impedendomi di nascondermi dietro di lei, lasciandomi sola davanti a tutti gli umani.
Ho paura, ho paura che mi vogliano uccidere, ricomincio a correre veloce, tra corridori buoi per loro e pure me se non avessi varie viste per poter correre (questo l’ho imparata con semplicità, la capacità di avere varie viste) senza avere ostacoli.
Ma arrivo a un bivio, sotto di me solo vuoto, profondo e privo di luce come il cuore più empio, solo allora comprendo la paura che percorre un vero umano. Carne, sangue, tutte cose distruttibili, ma non possono distruggere i loro ideali, qualcosa in qui credono, che sia una cosa banale come l’amore qualcuno fino alla cosa più imponente come migliorare il mondo.     [ avanti » ]

di Angel Machine