Un tempo…
Fu il libro più ambito dell’occulto. Un libro che concedeva il proprio sapere con la leggerezza e la lussuria di una sgualdrina. Un libro aperto a tutti. Qualsiasi sguardo curioso, bieco o inquisitore poteva posarsi libero, senza l’ansia di una clessidra, sui fogli odorosi di mandorle, muschio e Laura Biagiotti. Chiunque si apprestava alla lettura volente o nolente avrebbe concesso anima e corpo a un fiume di parole nere come la pece, pungenti come spine e passionali come il martirio. Per moda o per fede avrebbe offerto la ragione e il cuore a concetti ambigui e ad enigmi da svelare, in balia di una corrente filosofica antica quanto attuale, fantastica e unica come unico è il genio di H. P. Lovecraft che pullula e palpita nelle tempie e nelle vene nella sua unica verità …
IL TUO DOMANI, MIO LETTORE, NON SARA’ PIU’ LO STESSO!
Il lettore poteva accarezzare le pagine pallide di un’età radicata nel secolo più buio della storia.
Poteva stropicciare le pagine umidicce di lacrime e sudore lasciate tra le righe che celano quel che non si può scrivere ma che si vorrebbe gridare.
Poteva grattare le pagine incrostate di linfa di ogni polpastrello che ne aveva lasciato il passaggio, quando inumidito di saliva aveva corso famelico nella lettura insidiosa e cupa, per poi finire scarno, date le dovute cadute su schegge di vetri alchemici e pietre aguzze esoteriche.
Il lettore attento o distratto che fosse, negli ampi margini di ogni pagina poteva lasciare appunti, suggerimenti, pensieri, qualsiasi cosa di intimo provasse e nella piena libertà poteva sottolineare o evidenziare con il proprio sperma i passi salienti di una lettura che apparteneva a tutti e a nessuno allo stesso tempo.
Poteva immortalare col proprio sangue dediche di stima, gratitudine, amicizia, devozione anche blasfeme ma non d’amore. Lo stolto sarebbe stato punito severamente. Non avrebbe più ritrovato se stesso in alcuno degli innumerevoli capitoli del libro.
Di quel libro maledetto io non potei essere né una pausa (,) né una breve parentesi ( ). E neppure un punto (.) che come una chiave chiude una porta o che induce a stare sull’attenti (!), o ad una riflessione o ad una risposta (?).
La premessa sul libro era stata scritta a caratteri cubitali:
IO NON SO AMARE, E NON VOGLIO ESSERE AMATO.
Mi sono vista strappare con brutale violenza il mio libro maledetto. Io, dolorante per quel qualcosa di vitale importanza nel quale non mi sarebbe mai più stato possibile accedere. Cominciai ad udire il fievole battito di una voce provenire dal mio ventre, ricordava una verità lontana: “I migliori libri sono quelli che ogni lettore ritiene di aver potuto fare egli stesso”

Gennaio 2004

di Libera Càrpino