Tornò a farle visita anche quella notte, come tutte le notti.
Si avvicinò al letto, sentì il suo respiro lento e regolare, un sussurro che è appena percettibile per gli umani, ma che per Loro è perfettamente udibile anche a molta distanza.
Lui le si avvicinò piano per non disturbarla, e con un gesto leggero le posò una mano sulla nuca, accarezzandole i folti capelli neri che aveva sparsi disordinatamente sul cuscino…
Le sussurrò dolci parole nell’orecchio, con la Sua voce calda e profonda, le promise che sarebbero stati sempre insieme, che non si sarebbero mai divisi, per l’eternità...
La ragazza si svegliò nel suo letto.
Aveva ancora fatto quel sogno assurdo.
Si alzò per andare a chiudere la finestra aperta nottetempo dal vento.
Faceva freddo, così si apprestò a ritornare sotto le coperte: attraversò il corridoio che separava la finestra dal letto con la strana sensazione di essere osservata, dopodiché si infilò sotto le coperte.
Stava per riprendere sonno, quando sentì del vento freddo permearla fino alle ossa; sbarrò gli occhi e si girò verso la finestra, ma era chiusa...
Rigirò il viso e, sul cuscino davanti a lei, era adagiata una rosa nera: la profondità del nero si distingueva dal buio della notte: era intenso, innaturale. Impaurita, la ragazza accese tutte le luci, controllando ogni singolo anfratto della casa, ma non c’era nessuno oltre lei, e nulla era fuori posto.
Tornò a letto e prese la rosa nera; la osservò girandola, ma si punse con una delle sue spine: dal dito ferito uscì una lacrima di sangue rosso, che si apprestò a pulire con un lembo del lenzuolo.
Un po’ impaurita, si rannicchiò fra le lenzuola coprendosi fin sopra la testa, lasciando scoperto solo parte del viso per respirare.
Lui la guardò riprendere sonno.
Lei non l’aveva visto, non poteva: si muoveva troppo veloce per lei.
Continuò a guardarla mentre Lui si avvicinava alla finestra, dopo quel fugace incontro; prima di andare, si girò nuovamente verso di lei: sapeva che quella era l’ultima volta che si vedevano.
Sospirò.
Aprì la finestra.
Si buttò.
Non poteva morire.
Era condannato a vivere in eterno, a pensare a lei in eterno, pur sapendo che lei non avrebbe mai neanche saputo della Sua esistenza.
Così, fra i palazzi che si stagliavano nel nero della notte, correva; passò in mezzo alla gente che non poteva, non doveva vederlo…
Era solo in quella fredda notte d’inverno; l’aria passava veloce attraverso i Suoi lunghi capelli neri, mentre camminava tra la gente: come erano precarie le loro vite, così brevi.
Guardavano le vetrine, parlavano, litigavano per futilità, e non si accorgevano, non pensavano a quanto il tempo passa veloce e porta via la vita come il vento trascina una vecchia foglia secca di un giardino spoglio.
Passando fra le persone notò la luce accesa in una casa: stranamente, qualcuno era ancora sveglio a quell’ora della notte.
Si avvicinò ad essa e li vi scorse una giovane ragazza: avrà avuto diciotto anni, più o meno, e scriveva su un piccolo foglio sgualcito, con tanta foga che suscitò la Sua curiosità.
Entrò nella piccola stanzina e lesse sul foglio ciò che la ragazza scriveva: rimase stupito.
Era la sua storia, la storia di quella medesima sera, del suo amore.
Distolse lo sguardo dal racconto e fissò la ragazza che, accortasi dell’uomo, smise di scrivere e lo fissò: all’inizio era stupito del fatto che quella ragazza potesse vederlo, ma i Suoi lineamenti si rilassarono quasi subito, mentre lei lo scrutava con stupore, scoprendo che ciò che aveva scritto era reale.
Dopo un po’ che si guardarono lei posò la penna sul tavolo, piegò il foglietto e glielo diede, dicendogli: - Questa è solo una piccola parte della tua eterna vita e di quella di lei, ma in questo racconto sarete uniti per sempre.-
Lui sorrise, la baciò e uscì dalla stanza, sparendo tra la folla e il buio di quella fredda notte d’inverno.

di Uriel