Sono assetata stanotte. E’ già successo ovviamente, ma non come questa volta. Il mio corpo è così freddo che il vento invernale non può nemmeno toccarmi.
Cammino, aspettando.
La mia faccia d’angelo mi porterà ciò di cui ho bisogno; di nuovo, come sempre. Non penso sia una maschera, davvero non lo penso. Posso anche essere un angelo, a volte. Ma non quando sono così assetata! Non quando mi sento così male.
Nella mia mente, la nostra ultima conversazione. Ancora e ancora, come un disco rotto.
Mi copro la bocca con la mia lunga sciarpa verde, mentre le nostre voci, urlando e sussurrando, continuano a parlare nella mia testa.
“... perché con te devo sempre trattenermi, e questo mi fa male!”
“Che vuoi dire? Non capisco.”
“Lo so. Perché non puoi. Siamo troppo diverse.”
“Non siamo affatto diverse! Siamo così vicine… noi…”
“No! Tu guardavi solo una parte di me! E non credo potresti amarmi ancora se...”
“Ma io ti amo! Davvero!”
“Lasciami finire. Non penso potresti amarmi ancora se potessi vedere...”
Il silenzio aveva riempito la stanza per qualche minuto. Minuti come secoli, mentre una ragazza dai lunghi riccioli scuri, io, fissava il buio attraverso la finestra sporca.
“Sì? Vai avanti.”
“Se tu potessi vedere ciò che sono.” Il sospiro finale, a buttare fuori tutto. Prima dell’inevitabile confessione.
“So già cosa sei. Solo una persona, come tutti. Una bellissima, sensibile persona.”
“No, tu non lo sai, non puoi saperlo.” La mia voce aveva assunto una nota spiacevolmente amara.
Continuo ad ascoltare questa parte nella mia mente. Non che cambi i fatti.
Ma il tempo è un buon ladro, non avrei dovuto dimenticarlo. Ha rubato la sua forma, i suoi occhi, l’odore della sua pelle. Tutto. Eccetto le sue parole. Che ancora restano come frecce arroventate. Solo che fermo sempre il disco prima di udirle ancora. Eppure fanno male! Una volta è stata abbastanza. Ma non ho tempo per pensare, ora. Si sta facendo tardi… e sono davvero assetata!
Apro la porta della stanza. Sono un’ombra silenziosa. La guardo dormire. Non importa quando sia sporca la stanza, lei dorme. A volte penso di odiarla, e a volte so che mi odia anche lei. Abbiamo fatto sesso due ore fa ed ora sta dormendo beatamente, sapendo che io non posso. Ma a lei non importa e suppongo abbia ragione. Tutto ciò che le importa sono i suoi bisogni, ma io questo lo sapevo fin dall’inizio. E poi non è colpa sua se la mia vita non funziona più.
Cerco di avvicinarmi al letto senza guardarla in faccia. La sua tranquillità mi rende furiosa. Sì, penso proprio di odiarla. Ma forse odio soltanto me stessa riflessa in lei. Vorrei poter dire che il sesso è l’unica cosa che funziona fra noi, ma non è vero. Non è più nemmeno sesso, solo rabbia. Un quotidiano scambio di rabbia, niente di più.
Però abbiamo gli stessi gusti, no? E’ tutto qui, immagino. Questione di gusti. Ma non credo più che sia vero.
Mi piego per appoggiare il cappotto sulla sedia. Posso sentire i suoi occhi anche di spalle.
“Non hai trovato ciò che cercavi?”
“T’importa?”
“No.” Sbadiglia.
“Allora perché lo chiedi?”
“Non lo so.”
“Come al solito.” Le sue domande sono sempre così seccanti!
“Vuoi litigare?”
“Potrebbe essere un’idea, ma non ho abbastanza energia al momento.”
“Vieni qui,” dice, con una voce che vuole essere invitante, “posso dartelo io ciò di cui hai bisogno, non dovresti uscire con questo freddo, piccola.” Cerca di accarezzarmi con la sua voce fintamente dolce, come se fossi un gattino spaventato che ha bisogno di rassicurazioni.
Il punto è che non ho scelta e lei lo sa bene. E questo la fa sentire così potente! Sa che ho bisogno di lei, ancora una volta, ed ecco di nuovo quel sorriso trionfante. Disgustoso. ‘Sono dovuta tornare da lei’, scommetto tutto quel che ho, che non è molto, che questo è esattamente ciò che sta pensando. Vorrei tanto dire di no, Dio come lo vorrei! …ma non posso. La sete mi graffia la gola ed ogni rumore sembra più alto di quanto le mie orecchie possano sopportare… ed ogni riflesso di luce mi irrita gli occhi e so che non posso più pensare chiaramente. Ne ho bisogno, ne ho bisogno, ne ho bisogno. Questo è tutto ciò che so.
“Vieni qui,” continua a dire, “hai bisogno di un po’ di sollievo…” Prende la lametta dal comodino. So che può vedere i miei occhi fiammeggiare. Veloce, solo un taglietto sull’avambraccio. Così piccolo… ed il sangue inizia a fluire, lentamente, come piace a me. Non potrei mai lasciarlo gocciolare sulle lenzuola. Non potrei sprecarne neanche una goccia... e lei lo sa. Ride, mentre appoggio la lingua sul suo braccio, leccando. Piano, all’inizio, poi impetuosamente, succhiando più forte che posso. Mordendo. Lei sussulta ma continua a ridere. Sa di aver vinto. Vorrei farle male… ma non ora, non mentre sento l’energia che m’invade di nuovo, non mentre la mia bocca è piena di quel sapore così familiare… non ora che non riesco a pensare… ed è come un orgasmo, un lungo bellissimo orgasmo.
Chiudo gli occhi. Mi lascio andare al piacere.

di Windblast