…Percepisco tutti i suoni ovattati… Dove sono?… Cosa è successo?… Non ricordo nulla… No, qualcosa mi ricordo: il mio nome. Enola. Tutti i bambini mi prendevano in giro per il mio nome e io correvo via in lacrime. Com’è sciocco se ci ripenso adesso!
Ho paura ad aprire gli occhi, ma non posso stare qui in eterno.
È buio, qualcosa mi cola sul collo fino al petto, forse è acqua. Con la mano provo a toccare questo liquido e…non è acqua. È sangue! Il mio sangue! Ho una ferita sul collo…è irregolare. Ora provo ad alzarmi.
Vediamo: sono in un vicolo; è tutto sporco e umido. Accanto a un cassonetto c’è uno specchio abbandonato… vediamo in che condizioni sono. La ferita sul collo sembra… è un morso! Ora ricordo: quel ragazzo mi aveva promesso lo sballo più bello della mia vita e io avevo accettato, tanto ormai non mi ratteneva niente. Poi, mi ha morso… ed eccomi qui. È strano, mi sento meglio del solito: il senso di nausea dovuto ai medicinali è sparito, anche quel terribile mal di testa se ne andato.
«Sorpresa? Non ti aspettavi uno sballo così, vero?!»
Quella voce… ma certo, il ragazzo del bar, quello che mi ha morso!
«Chi sei? Cosa mi hai fatto?»
«Sono il tuo salvatore! Ti ho salvato da morte certa, dovresti ringraziarmi! Mi chiamo Chrètien»
Ha detto da “morte certa”, come faceva a saperlo? Io non ho detto nulla…
«Ti starai chiedendo come faccio a sapere del tuo cancro» …infatti… «Intuito. Puro intuito vampiresco! Fiutiamo la morte a chilometri di distanza!»
«…come gli squali…» Che cosa cretina ho detto!!!
«…Nessuno mi aveva mai paragonato a uno squalo, però… si. Effettivamente è così. Ora vieni con me. È quasi l’alba, dobbiamo andare.»
Lo seguii. Non perché mi fidassi, ma perché non potevo fare altro.
Mi portò in una specie di villa. Tutte le finestre erano coperte da pittura nera. Se non fosse stato per i mobili, sembrava una casa disabitata. In una stanza c’era un letto. Mi distesi e mi addormentai quasi immediatamente.
Quella notte ebbi degli incubi più terribili del solito, e poi… mi svegliai piangendo.
Era la consapevolezza di quello che mi era successo a farmi piangere, non per il dolore o per la paura, ma per la felicità. Fino a ieri avevo perso ogni speranza nella vita. Quella stessa vita che mi stava per essere tolta così prematuramente. Quante volte ho pensato a quello che mi stava accadendo e mi sono arrabbiata con il mondo, con tutti.
Cristo Santo, ho solo 23 anni, perché ho meritato tutte queste punizioni? Ma ora, distesa su questo letto, sono felice: non morirò! E l’unica persona che devo ringraziare è quel ragazzo… Chrètien.
«Come ti senti?»
Non mi ero accorta che ci fosse anche lui, qui è così buio.
«…Bene… Sei un…»
«…vampiro? Si, lo sono. Sono un nomine nocturni, un succhia sangue. E tu? Cosa sei? Ti senti un vampiro anche tu, Enola?»
«Come faccio a saperlo? Fino a poco fa non credevo neanche esistessero i vampiri!»
«Hai ragione! …Non mi ricordavo più come ci si sente. Spauriti, vero?! Disorientati?!»
«Non ho paura. Sono solo… curiosa. Tutto quello che so sui vampiri l’ho appreso al cinema!»
Lui rise, una risata dolce, sembrava provasse pena per me.
«Non tutto quello che succede nei film è vero!»
«Quindi aglio e paletti non fanno niente?»
«No, quelli possono causare qualche problema. Ora ascolta bene. Questa è la tua prima lezione: sta lontano da aglio e croci. Non sono mortali ma potrebbero metterti un po’ in difficoltà. Ma soprattutto sta lontana dall’argento! Le ferite causate dall’argento non guariscono…»
«Aspetta, vuoi dire che se mi taglio, la ferita si rimargina subito?»
Rimase un attimo zitto, poi prese un coltello dalla tasca e mi tagliò il palmo della mano. Mi fece molto male e io gridai… ma poco dopo la ferita si richiuse.
«Ora sai: qualsiasi coltello ci taglia ma non ci uccide. Una lama d’argento può farlo.»
Non sapevo che fare: se scappare impaurita o rimanere. La mia voglia di sapere mi teneva incollata a quel letto, non riuscivo a muovermi.
«E la luce del sole?»
«Anche quella è mortale. Rimani al sole e diventerai una statua. La prima lezione è finita. Ora andiamo a mangiare…»
Quelle parole mi fecero sussultare… avevo visto molti film e …mangiare significava forse bere sangue?
«Cosa vuoi dire? Cosa mangiamo?»
«Ehehe, sapevo che me lo avresti chiesto. Il nostro cibo è il sangue, umano possibilmente. Ma, ti ripeto, non credere a tutto ciò che vedi: non siamo tutti così voraci da azzannare il collo della prima persona che ci capiti a tiro. Usiamo le banche del sangue.»
Sembra strano ma tutto ad un tratto mi furono chiare diverse cose. Cose che prima erano inspiegabili.
Lo seguii, dovevo fidarmi di lui era l’unica persona che conoscessi in questo nuovo mondo.
Mi portò in un bar. Appena entrammo tutti ci fissarono… in realtà fissavano solo me.
«Sono tutti… vampiri?» gli chiesi, sussurrando, quando ci sedemmo al bancone.
«Si, per la maggior parte sono vampiri, gli altri sono discepoli»
«Ah già…ho visto Blade! Ma adesso mi dirai che “non tutto quello che vedo è vero”!»
«No, questa volta è vero…»
«Io non ero una discepola. Perché mi hai trasformata?»
«Me lo hai chiesto tu. Non con le parole, ma ti si leggeva in faccia che ne avevi bisogno. La morte è una cosa che fa paura, ma ora non devi più temere!»
«…Forse adesso non morirò più di cancro, ma la mia vita cambierà»
«Questo è certo. Non potrai più comportarti come prima, non potrai più avere amici o avere un lavoro normale»
«Perché non potrò più avere amici?»
«Loro invecchieranno, tu rimarrai sempre uguale»
«E altri vampiri? Con loro posso socializzare, no?!»
«Non sono tutti così socievoli come credi. Molti di loro vivono spostandosi continuamente per non dover avere contatti con qualcuno»
«Ma tu mi hai aiutata!»
«Infatti è stato un errore, una debolezza. Per quanto non disprezzi questa vita e chi me ne ha fatto dono, non dovevo trasformarti. Mi odierai»
«Non credo che succederà! Tu mi hai salvato e ti sarò per sempre grata per questo!»
«Aspetta a dire così… per sempre è tanto tempo, e noi saremo qui ad aspettarlo»
Non parlammo più. Il barista ci portò un boccale di.. mi sembra ancora strano dirlo… di sangue. Lui lo bevve velocemente, ma con grazia. Io ero un po’ titubante, credevo non mi sarebbe piaciuto, ma dopo il primo sorso non ne potei più fare a meno. Poi andammo in una chiesa. Mi sembrava strano, ma lui disse che doveva fare una cosa.
Si diresse verso l’altare di una santa che non conoscevo, si inginocchiò, e disse una preghiera:
«E’ diventato sangue il tuo amore. È entrato nelle mie vene. La tua anima è entrata nella mia… ho preso il coltello… ho cercato di dire vattene a quel sangue… ma come immergere il coltello nella carne, come dire all’anima va via?…»
…non sapevo cosa dire… senza dubbio era molto vampiresca!!
I giorni seguenti furono irreali.
Ci aggiravamo per la città buia e semi deserta. Tutte quelle strade che percorrevo per andare al lavoro, per andare al bar, erano così desolate adesso.
Io e Chrètien restammo insieme. Lui mi insegnava tutto quello che c’era da sapere sui vampiri e in cambio voleva che gli parlassi della mia vita, prima di allora. Mentre gliela raccontavo, mi sembrava ancor più triste del solito. Non so se perché, effettivamente, la mia infanzia è stata triste, o perché gli ricordava qualcosa, forse la sua vita prima di essere trasformato.
Un giorno, camminando, arrivammo al porto.
«Quanti anni hai?» gli chiesi così, a bruciapelo.
«Sono nato nel 1907»
Feci due conti… aveva 97 anni. Non li dimostrava. Quando è stato trasformato doveva avere 25-27 anni, non di più.
«Com’è rimanere giovani per sempre?» chiesi.
«A dirlo sembra bellissimo, ma credimi, non è così. Quando… sono stato trasformato avevo 27 anni. Mia moglie e mio figlio erano morti e non sapevo cosa fare. Mi aggiravo per la città, sembravo un barbone. Poi lo incontrai. Non sapevo che fosse un vampiro… o forse non volevo ammetterlo. Ricordo bene quando successe perché eravamo sotto ad una finestra e alla radio dicevano che Hitler si era nominato Führer. Poi mi trasformò e cominciai a vagabondare con lui. Non andavamo al bar, come ho fatto con te, ma attaccavamo le prostitute e i barboni. Lui mi diceva che stavamo facendo del bene, stavamo ripulendo le strade dalle persone malfamate.»
«Perché non è bello vivere in eterno?» chiesi di nuovo, quasi insistendo.
«Mia moglie e mio figlio sono morti a causa della polmonite. Se avessi conosciuta Mauren prima, se ci avesse trasformati tutti, ora sarebbero vivi e sarebbero con me! Dovrò vivere per sempre con questa realtà»
Lo osservai in silenzio, una lacrima gli rigò la guancia. Non tirai più fuori l’argomento.
Sono passati 20 anni da allora; io e Chrètien siamo inseparabili. Una volta avrei detto che eravamo “culo e camicia”, ma ora non uso più questo linguaggio. Stare con lui mi ha reso più… “aristocratica”!
Sono attratta da lui e credo che anche lui non sia indifferente, ma non ho il coraggio di farmi avanti.
«A cosa stai pensando?» mi chiede lui, mentre andiamo a caccia.
«…niente di che… pensavo a come è iniziato tutto questo»
« E hai qualche rammarico, qualche ripensamento?»
«Per adesso no. È tutto giusto. …eheh, stavo pensando alla prima volta che ci siamo conosciuti al pub. Perché ti sei avvicinato a me? Solo perché “odoravo di morte”?»
«Anche, ma soprattutto perché avevi un chè di affascinante!» sorrise, sfidandomi a ribattere.
«E adesso non ce l’ho più? Che cos’era?»
«Era quella luce negli occhi, quel bagliore. Sembrava che dicessi “non ho niente da perdere, sono disposta a fare qualsiasi cosa”!»
«Allora adesso non c’è più quel bagliore, eh?! Non sono più attraente?»
Lui non rispose, ma rise divertito. Non parlammo più del mio aspetto, penso lo mettesse in imbarazzo.
«Cosa facevi prima?» mi chiese un giorno.
«Studiavo. Stavo preparando la mia tesina.»
«Su cosa era?»
«Su un pittore e scultore che mi aveva affascinata. Gibran.»
«E che cosa ti aveva affascinato di lui?»
«Alcuni suoi pensieri. Mi avevano fatto riflettere molto e questo mi era piaciuto. Il fatto che su una semplice frase potessi passarci ore e ore a pensare fino a sconvolgerne il significato originale!»
«Te ne ricordi qualcuna?»     [ avanti » ]

di Enola