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Capitolo 3

  Teneramente stringevo il mio amato debole e ferito mentre il destino mi conduceva verso un viaggio sconosciuto... avevo la testa piena di domande di perché. Dalla notte della mia rinascita avevo solo vissuto per lui, non avevo mai avuto il coraggio di trasformare in parole i pensieri e le domande che mi turbavano. Qualche rara volta mi ero lasciata sfuggir alcune parole e lui si era sempre adombrato e intristito restando in silenzio. Avrei tanto voluto aver insistito per comprender di più. Ora invece mi ritrovo prigioniera di esseri abominevoli che ci trascinano in terre sconosciute e non ne conosco minimamente la ragione. Mentre continuavo a rimuginare con la mente gli eventi e a pormi continue domande, Iscariot aprì gli occhi. Mi guardò, mi sorrise, mi accarezzò il viso, si voltò e notò dove eravamo finiti, sospirò profondamente guardando il mondo fuori da quel vecchio carro che era la nostra prigione... Si avvicinò pose le sue morbide labbra sulle mie baciandomi con una tenerezza infinita. I suoi baci mi facevano sempre sobbalzare il cuore, ne sentivo la passione e il dolce sapore.
Disse sussurrando:
“Perdonami”
Poi non aprì più bocca per tutto il tragitto fino a quando il carro non si fermò. I nostri carcerieri ci trascinarono fuori, spingendoci verso un enorme porta sovrastata da due orripilanti statue raffiguranti gargoyle famelici. Imponente davanti ai miei occhi si ergeva una struttura meravigliosa per la sua grandezza. E infinitamente spaventosa per l'aura di oscurità che l'avvolgeva, camminavamo sospinti dai nostri aguzzini per quei bui corridoi fiocamente illuminati da decine e decine di candele accese qua e là. Entrammo in una stanza lussuosamente arredata, tappeti e arazzi rendevano l'ambiente caldo e accogliente, in piedi di fronte alla grande vetrata un uomo elegantemente vestito ci attendeva.
Dimostrava una gran classe, era affascinate e ammaliante, aveva più di quaranta anni, alto e di fisico asciutto, il viso era sorridente e accomodante, adornato da meravigliosi capelli neri e lucenti come quelli di Iscariot, ma questi erano corti e accuratamente tagliati e aveva due grandi occhi neri come la pece e profondi.
“Vi attendevo, mmm vedo che non è stato facile portarvi qui... sei conciato maluccio caro, bhe hai avuto la tua lezione per l'intrapendenza dimostrata, ma adesso sei... a casa ed è ora di smetterla di giocare, non sei più un bambino. Mettiamo tutto a posto e chiudiamo questa stupida storia.”
Iscariot stringeva le mani a pugno, per contenere la rabbia, talmente forte da affondare le unghie nei palmi delle mani, aveva il viso contratto e il corpo teso e nervoso, si volto e guardandomi disse:
“Io non sto giocando, nulla potrà cambiare le mie scelte, e ciò che ho fatto, non tornerò mai più indietro”
Per lo scatto d'ira l'espressione accomodante e sorridente si trasformò in una maschera di odio e repulsione; con un gesto improvviso, l'uomo, scaraventò a terra, frantumando, uno splendido vaso poggiato lì vicino all'enorme camino, l'acqua colava gocciolando giù per il tavolinetto inzuppando il tappeto su cui noi poggiavamo i piedi. Si avvicinò come una furia e colpì Iscariot in viso con una tale violenza da gettarlo a terra.
“Ti pentirai amaramente per tutto questo! Non sei più mio figlio, d'ora in poi!” Con voce dura e secca chiamò gli uomini che ci avevano portati lì. “Rinchiudetelo!”
Lo immobilizzarono e lo trascinarono via, lo vedevo dibattersi e chiamare il mio nome...
Avrei voluto raggiungerlo... ma quell'uomo mi stringeva e non riuscivo a liberarmi delle sue possenti braccia.
“Devia, devia, non ti abbandonerò, mai... mai...”
La porta si chiuse e non lo vidi più.
Ero chiusa sola in quella stanza con quello strano essere, ero terrorizzata.
Sedette su una poltrona di fianco al grande camino, e in silenzio fissava il fuoco nel caminetto, poi si girò verso di me e disse:
“Ora, mia cara e inutile creatura, ti starai domandando cosa ne farò di te, dove ti trovi e cosa succede, vero? I tuoi pensieri non sono un mistero, ne sono padrone da quando hai messo piede in questa stanza, Come vedo mio figlio non ti ha raccontato nulla... bhe... tanto meglio...
domani tutto questo sarà finito.. Rimetterò insieme questo disastro.
E tu mi aiuterai in questo.” Mi sorrise ghignando.
La porta si apri e venni trascinata via. Percorsi corridoi e corridoi e venni rinchiusa in un angusta stanza fetida e umida. Non ero sola, su un lurido pagliericcio vi era una donna, distesa e con gli occhi chiusi. Avrei voluto scappare mi guardavo intorno alla ricerca di un qualcosa ma non vi era nulla a parte mattoni e polvere.
“Non c'è nulla per fuggire da qui”
La voce proveniva da quella strana donna, si era seduta ed aveva il viso rivolto verso me, pur continuando ad avere gli occhi chiusi.
“Devia. Sapevo che saresti venuta, ti aspettavo!”
Stupita le chiesi:
“Come sai il mio nome?”
“So tante cose, mia cara, ed è ora che anche tu incominci a conoscerne alcune...”
In quel momento la strana donna aprì gli occhi, lentamente le palpebre si alzarono e mostrarono degli occhi completamente bianchi. Una strana luce ci avvolgeva, mi sembrava di affondare nel suo sguardo vuoto e all'improvviso iniziai a vedere... Vedevo la mia casa, vedevo me impegnata nelle mie mille cose ero sorridente e allegra. Ma questa immagine risale a parecchi mesi fa, pensai, dalla posizione in cui mi trovavo notai che non ero sola quel giorno, nascosto vi era Iscariot che mi osservava... ma io allora ancora non l'avevo incontrato, e cosi davanti ai miei occhi passarono numerosi altri giorni, e lui era sempre li ad osservarmi... fino a quando rividi la sera della mia metamorfosi. Allora non ero io che mi ero incuriosita e l'avevo seguito era tutta una messa in scena, mi aveva attirato lui in quella strada solitaria... la luce svanì, la donna aveva richiuso i suoi bianchi occhi, mi strinse la mano e disse.
“Devia, Iscariot era stato mandato per ucciderti, ma prima di colpirti aveva iniziato ad osservarti di nascosto e giorno dopo giorno, la sua attenzione verso te è cresciuta, ti vedeva ridere, scherzare ha visto le tue lacrime, la tua solitudine. Ha visto tutto di te e... ogni giorno i suoi sentimenti crescevano, quella notte lui fece in modo da attirare la tua attenzione, si mostrò a te nella sua vera natura, in quell'attimo lui lesse il tuo cuore.. e non vi trovò l'odio che qualsiasi essere umano serba ma l'amore e insieme a questo nel tuo petto scoprì che vi dormiva una fiamma mistica, cosi non riuscì a far ciò che gli era stato ordinato. Ma stringendoti a se risvegliò quella fiamma trasformandoti nella creatura che ora sei. Naturalmente tu non sei come lui infatti muterai ancora la tua forma, ma ciò lo capirai col tempo... mia cara. Ora devi solo preoccuparti di una cosa, un modo per venir fuori da qui, dovrete fuggire stanotte, domani sarà troppo tardi, e tu verrai giustiziata nel peggior dei modi, spettatore della tua morte sarà il tuo amore.. che impazzirà per il dolore... E questo non deve accadere... avete un destino da realizzare completamente diverso..."
“Ma come facciamo a scappare, io non so come venir fuori da qui e non so dove si trova Iscariot!”
“Bhe, Iscariot si trova nella ala sud del palazzo rinchiuso in una stanza, la terza porta a destra nel corridoio. Per venir fuori da qui... bhe non dovresti neanche domandarmelo guarda dentro di te... e chiedi la forza alla scintilla mistica che hai nel cuore lei ti aiuterà”
Chiusi gli occhi iniziai a respirare profondamente.
Entrai con la mente nel mio cuore con la mano sfiorai la scintilla magica in me.. il suo calore mi pervase, quando riaprii gli occhi. Le sbarre alla finestra della mia cella erano sparite. Completamente liquefatte...
Saltai sulla finestra mi girai verso quella strana donna e le dissi:
“Grazie, chiunque tu sia, grazie” Spiegai le mie ali oscure e saltai nel vuoto. Raggiunsi l'ala sud e la porta dove Iscariot era stato rinchiuso. Poggiai la mano sulla maniglia e feci affidamento su quella forza che viveva in me .. la maniglia si sciolse completamente, spalancai la porta e corsi tra le braccia del mio amore.. lo strinsi lo baciai con tutta la passione che avevo in me e con la consapevolezza di quanto avesse rischiato solo per me... solo per amarmi. Delle grida che venivano dal corridoio ci destarono dalla gioia del momento, dovevamo affrettarci, presto ci avrebbero raggiunti. Fuggimmo nel corridoio, dovevamo raggiungere la finestra dove ero entrata per riuscire a scappare. Due creature demoniache ci inseguivano, avevano le bocche spalancate ed i denti aguzzi in bella mostra. Con il fiatone giungemmo al balcone e di scatto insieme lo scavalcammo, ci lanciammo nel buio e ci demmo rapidamente alla macchia Raggiungemmo il bosco, ormai era notte fonda, e coloro che ci inseguivano erano lontani, eravamo riusciti a depistarli. Avevo la testa che mi girava, ero stanca, avevo utilizzato troppa della mia energia dovevo riposare. Una baracca di taglialegna perduta nel bosco ci offrì un caldo rifugio, Iscariot uscì alla ricerca di qualcosa da mangiare, io nel frattempo accesi il fuoco con la legna nel camino per scaldare l'ambiente. Tornò con frutta e bacche, che mangiammo avidamente. Fissavo i suoi enormi occhi e in essi leggevo l'immenso amore che egli provava... mi avvicinai e lo strinsi come non mai..
Lo baciai dolcemente, sfiorando le sue labbra con le mie, succhiando teneramente il suo labbro dal sapor del miele, i nostri baci, divennero sempre più energici e passionali. I corpi iniziarono a sfiorarsi, a toccarsi mentre le lingue si incontravano e si intrecciavano freneticamente, la sua bocca avida percorreva tutto il mio corpo che fremeva al contatto col suo. Stretto tra le mie braccia il suo corpo bollente sul mio, uniti, avvolti ondeggiavamo in una mistica danza illuminati solo dalla luce del fuoco che ardeva nel camino. L'amore e l'ardente passione ci avviluppava in un unico abbraccio e ci completava..
“Ti amo” gli sussurrai all'orecchio
Mi rispose:
“Non smetterò mai di amarti mia regina”
Cosi stretti l”uno all”altra, chiudemmo gli occhi e ci addormentammo.

di Maria Coelo