Era una notte eccezionalmente tersa, bella e di luna. C'era nell'aria una frescura rassicurante di benessere, il firmamento ammiccava luminoso dall'alto, una di quelle notti in cui la natura si fa amare, quando vorresti trascorrere la notte all'adiaccio. Per un attimo breve un'ombra come di cortina, ha oscurato la luna, strano che una sagoma d'uccello abbia potuto fare tanto, mentre sto camminando nel parco, verso una festa di amici del college. Ora intravedo già, oltre il margine del prato, le luci del pianterreno all'ingresso della casa vittoriana quasi rossa; fra un po' potrò anche percepire i rumori della festa. Improvvisamente sento un rapido frusciare come d'un fendente di spada, una sagoma alta mi si para di fronte ammantata in una veste che sembra viva e di stoffa insieme, ali giganti di pipistrello, che stà mutando, è un vampiro?
Vedete, noi licantropi, diversamente dagli umani, siamo gli unici in grado di percepire i movimenti di un vampiro, altrimenti troppo complice della notte: le vostre vittime muoiono e non se ne accorgono nemmeno, inoltre, diversamente che nei film , i vampiri hanno imparato , non tanto per una questione culinaria, a mangiare i morti, per non lasciare prove (da osservatore ho assistito qualche volta a questi macabri pasti): sono così perfetti nelle loro millenarie esecuzioni che sono simili al silenzio, sono come la morte che, personificata, non esiste, è solo una creatura letterario. I vampiri inoltre parlano poco tra loro, ho assistito casualmente ad esecuzioni in massa, senza che tra di loro emettessero un suono, forse per non tradire la loro presenza, del resto sono in grado invece, se può farvi piacere, che ne violentai una, di vampira... e fu essenzialmente per due motivi: il primo è che mi sentivo perfettamente scriminato nel mio comportamento verso una fanciulla gentile quanto la sua specie e decisissima
a mangiarmi ed il secondo, all'altra natura, è che le vampire sono le donne più belle che si possano incontrare. Spiegando, direi che la loro costituzione che sia genetica o frutto di qualche maledizione demoniaca, consente di trarre il massimo dal loro fisico, ed infatti tutti i loro attributi, a quanto può sembrare inutilmente, sono sempre voluttuosi e, cosa nota, ma certamente non nei suoi termini esatti, possono divenire meravigliosi. La mia vampira, ad esempio, spaventata a morte della mia vigorosissima reazione e forza, cercò di sfoderare le sue armi di donna per sopravvivere e fu lì che, mentre la tenevo immobilizzata e orizzontale col mio arto destro per il collo che quasi fumava a causa dell'attrito sovrumano, vidi i suoi due ferini occhi di brace allargarsi in due ampie goccie meravigliose che dal rosso divenivano castane, miele e poi verdi, azzurre e blu, cambiando lentamente ma in continuazione; già nuda in realtà, una diffusa peluria andava sparendo, ma non sul pube dove s'allungava divenendo
foltissima e tra cui s'intravedevano comunque due labbra eccezionalmente turgide e già gonfie, cosparse di un lieve lucrore, argentino al chiaro di luna. Con un accompagnamento di versi bassi di lussuria, alla bella immobilizzata, cui non sparivano le due sciabole di canini ed i cui indistinti peli scuri del capo erano diventati un crine biondo meraviglioso anche se spettinato (penso che magari non si pettinasse da secoli), stava nel frattempo crescendo il più bel seno che una dona possa desiderare: ampio e largo, sodo, con un areola alta, enorme e da cui fuoriusciva addirittura una lieve traccia di latte materno.
Credo che in realtà la desiderai perchè trasmetteva una bellezza di sirena irresistibile e rimasi quindi abbagliato da qualcosa che poteva sembrare universale: una sorta di meravigliosa consapevolezza di specie, dei propri attributi, letteralmente fatali, forgiati per un inganno assoluto: io che da licantropo non avrei potuto essere sessualmente attratto da una umana (almeno fino ad allora), anche solo per il fatto che la mia forza, se mi eccitassi, la potrebbe uccidere, immaginate all'inverso un Tyrannosauro femmina che si interessasse a voi, mi eccitai invece, come un perverso che ami ad esempio le eterogenee forme di una splendida cavalla, un perverso forse mutato così dalla mia condizione di straniero sulla terra, senza compagne licantrope per lunghi periodi... la presi quindi con una forza tremenda e, quando finii, una grossa chiazza di sangue si spandeva sotto il suo fisico provato, certo, ma che sembrava ancora integro. Per farvela breve, signori umani, quella volta non vi resi il favore di ammazzare come al solito quella creatura, certamente assassina, ma attesi invece di vederla risollevarsi, sedere, ammirando ancora quanto fosse superiore a tutte le donne che avessi visto, e che mi conquistasse di nuovo con un ultimo sguardo e compiendo ancora un gesto: infatti, seppur conscia del lievissimo effetto che m'avrebbe fatto, indispettita quindi ma non aggressiva s'avvicinò alla mia coscia (non avrei consentito che s'avvicinasse al mio pube, essendo noi in certe parti simili a voi) sferrandomi un morso da 5 cm. di canini affilatissimi, prima di compiere uno svolazzo rapidissimo verso l'alto, sparendo tra screziate nuvole per sempre...
Ma torniamo a noi, alla mia prossima esecuzione di un vampiro in caccia per cui mi sto trasformando, devo solo afferrarlo saldo al capo e staccarlo di netto per finire rapidamente l'opera e ohh mio dio!! non mi stà aggredendo, sta mutando, la riconosco, è lei che è tornata da me... dal suo licantropo.

autore                                    
Francesco Giglio