Roma anno 999 DC.
-Buonasera Cosma come sai, dobbiamo recarci alla basilica di San Paolo per effettuare la ricerca bibliografica che padre Teophrastus ci ha incaricato di compiere.
-Sono pronto, fratello Alcuino, ti stavo aspettando.
Una luna debole gettava i suoi raggi su Roma. Presero due destrieri e si diressero verso San Paolo.
Oltrepassarono la Piramide Cestia e si diressero a sud verso la basilica.
-Benvenuti fratelli, sua eccellenza Teophrastus ci aveva avvertiti del vostro arrivo, seguitemi e vi farò vedere dove si trova la biblioteca.- li accolse padre Paolo.
Scesero una serie di scale ed incontrarono qualche fratello rubicondo che li salutò allegramente.
-Ecco questa è la biblioteca –disse padre Paolo- entrando in una vasta sala con scrittoi su cui lavoravano alcuni frati. Subito Cosma si rese conto che erano quasi tutti umani.
- E questa, che si cela dietro questa porta è la sezione che a voi interessa- continuò padre Paolo aprendo la pesante porta di legno.
-Uhm…- mormorò Alcuino rimirando le pareti colme di libri.
-Padre Paolo – cominciò Cosma –quelli che ho visto chini sui libri non sono 'fratelli', come permettete agli umani di frequentare questi luoghi?
-Capisco la tua perplessità- rispose padre Paolo mentre richiudeva la porta– ma vedi, gli scriba sono tutti in nostro potere, sono ghoul.
Cosma brontolò qualcosa d'incomprensibile, poi si diresse verso uno scaffale su cui c’erano testi dell’Europa dell’est.
-Bene fratelli, se non vi serve altro io resterò qui fuori. Queste sono le chiavi della porta, ah dimenticavo… le vostre celle si trovano proprio qui fuori. Non è difficile trovarle, ve le avrei mostrate io stesso, ma mi siete sembrati impazienti di cominciare il vostro lavoro….A presto- disse padre Paolo andandosene.
-Grazie per l’aiuto –rispose fratello Alcuino richiudendo la porta.
Per tutta la notte i due monaci scartabellarono libri e carte, non si parlarono, indaffarati com'erano nelle ricerche ….
Le ore passarono e si avvicinò l’alba. Quando sentirono la campana del mattutino capirono che non potevano restare oltre, ma proprio in quel momento Alcuino trovò qualcosa.
-Cosma, vieni a vedere, guarda… –e gli porse alcuni fogli scritti in un linguaggio sconosciuto.
-Uhm…- mormorò Cosma studiandoli –slavo o forse russo, caratteri cirillici... Conosco molte lingue, ma questa sembra una derivazione da quelle note, o forse sono io che non arrivo a comprenderla. Comunque è strano che fogli così vergati siano qui… in quale libro li hai trovati?
-Questo –rispose Alcuino mostrandogli un diario di un tale di nome Elrem.
-Di che parla il diario?
-Oh, be’ di viaggi e di esperienze nell’Europa dell’est- rispose Alcuino, riprendendo a scorrere con lo sguardo gli scaffali.
-Guarda! Guarda il dorso di questi tomi: leggi le lettere in sequenza: E-L-R-E-M su tutti questi tomi, c’è sempre la firma di Elrem!
Dei colpetti alla porta li fecero zittire. Cosma si diresse all’entrata nascondendo i fogli sotto le vesti.
-Sono Padre Paolo sta per sorgere il sole. E’ pericoloso rimanere qui, dobbiamo ritirarci nelle nostre celle.
-Si Padre, stavamo uscendo- disse Cosma.
I due frati furono accompagnati alle celle dove riposarono.
La notte seguente si svegliarono affamati, uscirono dalle celle e si diressero nella grande biblioteca dove incontrarono padre Paolo.
-Buonasera fratelli, ieri il vostro lavoro vi ha distolto dalle cose più elementari: avete sete?
-In effetti…, ci siamo dedicati allo studio, ma anche noi abbiamo bisogno di rinfrancare il corpo oltre che lo spirito- disse Cosma.
-Seguitemi ci sono alcuni fedeli che hanno bisogno di conforto- replicò padre Paolo.
-Cosma, io devo nutrirmi o non sarò in grado di parlare. Proprio adesso dobbiamo recitar sermoni?- sussurrò Alcuino.
-Fratello- rispose Cosma incamminandosi dietro padre Paolo –le vie del Signore sono infinite…- disse sogghignando.
Entrarono in una sala dove dei fedeli erano in una veglia di preghiera. I confessionali di legno erano vuoti, appena Cosma e Alcuino li notarono padre Paolo fece un segno di assenso. I due frati entrarono nei confessionali e poco dopo due fedeli si inginocchiarono davanti a loro.
Il fedele: Padre ho peccato ed ho timore della collera di Dio. Ora che si appresta il giorno del giudizio temo di andare all’inferno.
Cosma:- Non disperare, io salverò la tua anima… rispondi: questo mondo in cui viviamo è giusto?
Fedele: No, c’è molta disparità fra ricchi e poveri, c’è chi sgobba e muore di fame e chi non fa niente ed è pieno di soldi.
Cosma: pensi che Dio avrebbe fatto un mondo così ingiusto?
Fedele: Non credo.
Cosma: Questo mondo materiale è opera di satana! Dio ha creato il mondo degli spiriti, la materia è diabolica!
Fedele: Sì è vero!
Cosma: Vieni fratello, meriti l'assoluzione hai risposto bene.
Il fedele abbassò la testa e Cosma si protese in avanti affondando i suoi canini sul collo scoperto. L’estasi durò un attimo, la linfa vitale scorse nelle vene del vampiro riempiendole e lubrificandole, riportandolo a nuova vita. L’umano si inebriò e dopo, lentamente si sollevò in piedi confuso. Anche Alcuino diede l’assoluzione al suo fedele.
I monaci tornarono poi in biblioteca che però trovarono chiusa a causa di un’indagine di alcuni vampiri inviati dal Principe di Roma. Cosma decise allora di prendere i cavalli e di andare al Portico d’Ottavia, e Alcuino lo seguì; bussarono ad una porticina scura.
-Chiiii è? – una voce domandò dall'interno.
-Cosma, fratello.
Lentamente la porta si aprì ed un vecchio li invitò ad entrare.
-Ti presento Fratello Dadush – disse Cosma rivolto ad Alcuino.
-Buona sera…-disse Alcuino accorgendosi immediatamente che non era un fratello.
-Non si preoccupi, qui è al sicuro, accomodatevi –rispose Dadush accorgendosi della perplessità di Alcuino e continuò -Cosa ti porta qui, Cosma? Voglia di rivedere un vecchio e malandato amico?
-Beh, come sai questo genere di malanni si possono curare per sempre…, non hai che deciderti Dadush…- rispose Cosma.
-No, no grazie, sai già la mia risposta, non è il corpo fisico che intendo preservare, ma… veniamo al dunque: cosa ti porta qui?- riprese Dadush.
-Questo – disse Cosma mostrando la pergamena.
Dadush inforcò piccole lenti giallognole, si avvicinò alla candela e cominciò a leggere attentamente il testo.
-E’ un antico dialetto lettone, o siberiano, parla di un'invocazione demoniaca…, ma avrei bisogno di più tempo- rispose Dadush.
-Potrai averlo, prendi le tue cose e vieni con noi a San Clemente, lì potrai avere tutte le ore che vorrai e l’ausilio di libri di cui non sospetti l’esistenza.
La voce di Cosma era così decisa che Dadush prese il suo mantello e si unì a loro.
Galopparono veloci mentre cominciava ad albeggiare, raggiunsero San Clemente e lasciarono Dadush nei sotterranei
-Dadush, novità? – domandò Cosma la notte seguente.
-Ho scoperto qualcosa in più: l’evocazione deve essere fatta vicino all’acqua, e pare che l’evocatore, o chi ha scritto questa pergamena, sia un certo Elrem.
Cosma ed Alcuino si guardarono.
-Avete già sentito questo nome?- domandò Dadush cogliendo nel segno.
-Sì. Molti dei libri nella biblioteca dove abbiamo ritrovato questi frammenti sono suoi- rispose Alcuino. La loro conversazione però fu interrotta dall’arrivo di Teophrastus.
-Fratelli, una notizia mi è giunta proprio ora e sembra in qualche modo combinarsi con quanto accaduto a San Paolo. Il Principe di Roma mi ha chiesto di controllare l’abbazia di Carto sopra monte Tuscolo, ove è stato accolto un vampiro proveniente dall’est. Dovrete cercare di scoprire se è il responsabile della pergamena e delle evocazioni…. Fuori incontrerete un fratello che vi farà da guida e da scorta, non preoccupatevi del suo aspetto…per così dire …bestiale, il suo nome è Goffredo- concluse il Priore.
-Perché una guida? Perché una scorta?- replicò violentemente Cosma.
Teophrastus abbassò gli occhi: -dovrete inoltrarvi sulle pendici boscose di monte Tuscolo. Non è una zona sicura…Lupini- disse uscendo.
I tre rimasero in silenzio, attoniti, poi Cosma e Alcuino uscirono da San Clemente, mentre Dadush rimase lì a studiare la pergamena.
-Dove è la guida? –domandò Alcuino osservando gli alti muri di San Clemente e la luna brillante nel cielo. Poi si accorse di un'ombra maestosa proiettata proprio vicino a loro.
-Io- grugnì una voce dall’ombra: un fratello alto quasi due metri e mezzo, con lunghi capelli neri e una barba folta, si avvicinò. Il suo volto era umano, ma qualcosa nei tratti indicava la bestia che era in lui.
-Il mio nome è Goffredo, sarò la vostra guida. La notte è all’inizio ma la strada è lunga…Quel carro ci condurrà a destinazione
I due monaci si presentarono e poi salirono sul carro, Goffredo sussurrò qualcosa ai cavalli che si diressero verso la via Tuscolana, come guidati da una forza ignota.
Quando giunsero al bosco, i cavalli si arrestarono e i tre scesero.
-Da qui si va piedi. L’abbazia non è molto lontana, seguitemi senza far rumore, siamo in territorio dei lupini- mormorò Goffredo infilandosi nella boscaglia.
I tre avevano fatto solo pochi passi quando un potente ululato ruppe il silenzio. I lupini non dovevano essere molto lontani.
Goffredo si dimostrò un'abile guida, dietro i suoi passi sapienti i due monaci percorsero un lungo sentiero, sentivano di tanto in tanto degli ululati ma non si trovarono mai in pericolo. I lupini erano ovunque, due volte Goffredo si fermò per annusare l'aria e cambiare direzione. Dopo un'ultima svolta le mura dell'abbazia di Carto apparvero alla luce della luna. I tre bussarono al pesante portone di legno, un frate andò ad aprire.
-Il mio nome è Cosma e questi sono i fratelli Alcuino e Goffredo, siamo giunti qui su ordine di Teophrastus per vedere la biblioteca.
-Sì, prego entrate, non è prudente restar fuori- disse il monaco di guardia richiudendo rapidamente il portone alle loro spalle - vi conduco subito alla biblioteca.
-Ma il priore Artemide? –domandò Cosma –non ci riceve? Sono anni che non lo vedo, mi farebbe piacere salutarlo...
-No, purtroppo è molto impegnato in questi momenti…-replicò il monaco aprendo una porticina di legno.
-Io vi attenderò nel chiostro- disse Goffredo allontanandosi Il loro ospite sembrò un po’ infastidito, ma non replicò e condusse gli altri due all’interno.
-Ecco questa è la biblioteca. Prego, effettuate le vostre importantissime ricerche- e così li salutò scomparendo dalla porta.
-Cosa facciamo ora? –domandò Alcuino guardandosi intorno.
-Siete venuti per cercare no?- la voce proveniva da un punto oscuro della biblioteca. Un istante dopo un monaco fece la sua comparsa - Sono Giustiniano e anche se non vi vedo, sono cieco, sento i vostri passi e il silenzio dei vostri cuori. -Non preoccupatevi, sono anni che conosco la vostra stirpe. Cercate pure, non vi disturberò.-
Alcuino gli si avvicinò mentre Cosma usciva dalla biblioteca.
-Dimmi Giustiniano, perché il priore Artemide non ci ha potuto ricevere? È molto malato? –chiese Alcuino.
-No, da giorni il priore non esce più dalla sua stanza, forse a causa dello straniero…- la tua voce mi dice che tu sei un ricercatore coscienzioso, qui però, non troverai nulla d’importante... Io starò laggiù, se hai bisogno…- il vecchio scomparve di nuovo nell’ombra.
La vista vampirica di Alcuino gli indicò l’esatta posizione del vecchio cieco, poi cominciò a cercare nella piccola biblioteca.
Cosma intanto aveva percorso tutto il porticato del chiostro avvicinandosi ad ogni porta per cercare la stanza di Artemide. Attraverso una porta avvertì la voce di Artemide e quella di uno straniero, ma non riuscì ad afferrare le parole. Ad un certo punto sentì la campana della chiamata e si diresse verso la chiesa. Attese che i monaci passassero e poi entrò rimanendo in penombra. La messa era officiata da Artemide in persona, lo straniero leggeva la Bibbia in un linguaggio insolito. Quando la messa finì, Cosma con il cappuccio ben tirato sulla testa rimase al suo posto, i monaci uscirono tranne Artemide e lo sconosciuto.
-Abbiamo fallito! – disse lo sconosciuto –devo andarmene, non posso rimanere.
-Perché? Elrem, dacci un’altra possibilità…- replicò Artemide.
-Non c’è più tempo- disse allontanandosi.
Artemide indugiò tra i banchi, quando si accorse di Cosma.
-Cosa fai qui?- domandò.
Cosma non rispose. Artemide ripeté la domanda.
-Ah…, mi scusi padre…- esordì Cosma come se si fosse appena uscito da una meditazione -…se le do fastidio, vado via subito.
-No, fratello, stai pure, il mio compito qui è finito…- disse Artemide uscendo.
Cosma andò al banco dove era stato seduto lo straniero e aprì il breviario: era scritto in cirillico, e all’interno trovò una pergamena simile a quella che aveva consegnato a Dadush. Cosma prese la pergamena e si allontanò, uscendo dalla chiesa fu quasi travolto da un cavallo.
-Attento fratello – disse il cavaliere allontanandosi.
Cosma corse verso il chiostro e mise al corrente delle sue scoperte Goffredo: Elrem stava uscendo in quel momento dall’abbazia.
-Solo tu puoi seguirlo, va Goffredo!- lo incitò Cosma. Gli occhi di Goffredo lampeggiarono rossastri ed i suoi lineamenti si fecero ancor più bestiali. Con un balzo Goffredo saltò sulle mura e si calò dall’altra parte. Un po’ di movimento finalmente, pensò, il suo animo animale, trasformò le sue braccia in artigli e i suoi piedi in zampe: un piccolo lupo bianco si gettò all’inseguimento.
Elrem cavalcò a lungo, finché il cavallo, le cui nari emettevano fiati e sangue, si fermò in una radura. Il sesto senso di Goffredo lo avvertiva di un pericolo. Un pericolo mortale. Annusò l’aria intorno a sé e si accorse della loro presenza: lupini.
Un ululato alle sue spalle lo colse di sorpresa. Un altro ululato più forte e diverso si alzò da molto più avanti. Goffredo si nascose. Ben presto gli fu chiaro che c’erano due tribù di lupini in lotta che si erano lanciate all’inseguimento di Elrem, avevano fiutato anche la sua presenza ma non erano interessati a lui. Elrem legò il cavallo ad un albero, posò a terra la sua spada argentea intonando una litania, mentre le sue mani compivano strani gesti. I lupini si avvicinavano sempre più, Elrem con la spada luminescente si voltò pronto ad affrontarli.
Un’ombra immensa apparve tra gli arbusti: era un mannaro nero che spiccò un salto poderoso verso lo straniero ma fu atterrato da un altro mannaro che contemporaneamente gli si era lanciato contro. Una zuffa violentissima sconvolse il bosco, Elrem tornò al cavallo e riprese la corsa verso l’abbazia. Goffredo lo seguì, l'abbazia di Carto era la salvezza. Dietro di loro lasciarono due figure immense che lottavano furiosamente, abbattendo alberi, scagliandosi macigni, dilaniandosi a morsi. Durante la fuga Goffredo ebbe la conferma che una tribù di lupini, quella dal pelo più chiaro, stava cercando di difendere Elrem dai lupini più scuri.
Finalmente la porta dell’abbazia si spalancò per accogliere Elrem. Goffredo giunse poco dopo e scavalcò il muro: -Cosma, Alcuino, dove siete?- urlò nel chiostro, i due vampiri gli si fecero incontro, Goffredo raccontò quanto accaduto, mentre fuori le mura gli ululati aumentavano. Dei preti nessuna traccia, da quando la campana aveva cominciato a suonare si erano rintanati nella chiesa.
-Andiamo anche noi dentro, è l’unico posto sicuro- disse Cosma .
Alcuino lo seguì subito, mentre Goffredo rimase nel chiostro. Gli ululati giungevano anche dentro la chiesa dove i preti stavano pregando in maniera insolita e uno strano fumo si propagava ovunque, Artemide gesticolava in maniera febbrile. Elrem uscì tossendo dalla chiesa, Cosma ed Alcuino lo seguirono, mentre gli altri religiosi rimasero immobili in preghiera. Fuori gli ululati dei lupi erano cessati. Immediatamente Cosma raggiunse Goffredo chiedendogli dove fosse andato Elrem.
-Sul retro del chiostro, in quella zona che i preti chiamano horto.
-Gli ululati dei mannari non si sentono più, se ne sono andati?- chiese Alcuino.
Ma Goffredo pareva distratto. Sembrava non ascoltare più. La sua attenzione era rivolta altrove. Le sue orecchie vibrarono poi guardò verso le mura.
-Cavalli e soldati del Principe, sono molti- disse il vampiro mentre la sua pelle si riempiva di peli e con un balzo poderoso raggiungeva il parapetto delle mura.
-Presto, andiamo ad avvertire i preti- disse Cosma. Ma Alcuino e Goffredo si erano appostati sulle mura per vedere il potente vampiro a capo dell'esercito. Cosma si diresse immediatamente alla chiesa che però era sprangata dall’interno. Ogni tentativo di farsi aprire risultò vano. Il vampiro ed il suo esercito avevano accerchiato l'abbazia e battevano insistentemente al portone. La situazione stava precipitando.
-Sono centinaia, guidati da un maestro e da almeno una ventina di vampiri che non aspetteranno molto ad abbattere il portone- esclamò Alcuino raggiungendo Cosma insieme a Goffredo.
- I fratelli di quest’abbazia ci hanno tradito, non apriranno le porte, non parleranno con i soldati, non ci faranno entrare!- la rabbia montò negli occhi rossi di Cosma. Il vampiro corse velocemente nel chiostro e poi nelle stanze, raccolse legna e coperte e le accatastò vicino all’entrata della chiesa per incendiarle.
Alcuino e Goffredo raggiunsero Elrem che si era rifugiato nell’horto.
-Fratello?- cominciò Alcuino
-Chi sei? Non sei di quest’abbazia, non ti avvicinare.
-Abbiamo un piano per portarti fuori di qui illeso.
-Illuso, oramai manca poco all’alba ed io l’attenderò qui all’aperto ed il segreto morirà con me!-
Poco lontano Goffredo lanciò ululati rivolto verso est.
Nel frattempo il Vampiro Maestro era penetrato all’interno. Cosma aveva incendiato le pire e con lo sguardo stravolto, urlava di folle piacere, correndo come un ossesso, e alle urla dei vampiri rinchiusi nella chiesa rispondeva con ” Bogomil! Bogomil!”
Le fiamme illuminavano la notte, da est giunse un ululato: era la risposta al richiamo di Goffredo.
-Hanno accettato, aspettatemi qui- disse Goffredo uscendo dall’horto. Rintanati nell’horto Cosma, Alcuino ed Elrem attesero il suo ritorno, mentre i soldati ed i vampiri si avvicinavano pericolosamente.
-Eccone uno, viene da noi…- sussurrò Cosma ad Alcuino. Il soldato in armatura si diresse verso Alcuino che gli andò incontro con un sorriso innocente sul volto.
-Figliolo, sei giunto finalmente! Grazie, che Dio sia con te…. la benedizione scenda su di te, anima generosa!- disse Alcuino e mentre il soldato chinava la testa per ricevere la benedizione il frate lo toccò sulla fronte con la sua mano gelida risucchiandogli la vita. Cosma approvò la perfetta recitazione: quel monaco avrebbe fatto strada.
Un altro vampiro si stava dirigendo proprio verso Elrem, con gli occhi rossi eccitati alla vista della preda tanto ambita. Ma non vide Cosma che gli saltò alle spalle e lo azzannò sul collo in un rantolo di piacere. Cosma si sollevò con fatica dalla gola sanguinante del fratello e con la manica della tonaca si pulì alla buona il sangue che gli imbrattava il viso, i suoi occhi esprimevano una sensazione d'estasi e godimento assoluto, poi riprese il suo solito aspetto di frate innocuo.
Il Maestro stava giungendo all’horto richiamato dai suoi luogotenenti. Decine di vampiri e di ghoul si assiepavano bramosi ai margini dell’horto. In quel mentre Goffredo sbucò dal nulla, i suoi occhi rossi tradivano l’eccitazione.
-I lupini ci copriranno. Sono in debito verso di loro, e loro sono stati molto comprensivi visto che io sono per loro soltanto un lontano parente. Seguitemi e non fate imprudenze- disse Goffredo. Cosma ed Alcuino con Elrem seguirono Goffredo. Appena fuori le mura udirono le grida provenienti dall’interno.
-Sono fuggiti da quella parte, mio sire!
Due vampiri si gettarono all’inseguimento. Il Vampiro maestro fece il giro uscendo dal portone abbattuto dell’abbazia e cercò di tagliare loro la strada.
Cosma si accorse dell’immensa ombra vicino alla quale era passato Goffredo. Un essere gigantesco li guardò sogghignando, con un balzo si lanciò sui vampiri che uscivano dall’horto e li dilaniò ululando di soddisfazione. Il mannaro straziava sistematicamente qualsiasi essere uscisse dalla porticina.
Il Maestro sentendo le grida dei fratelli tornò indietro. L’horto era disseminato di corpi straziati: uomini, ghoul e vampiri. Chiunque entrava nell’horto veniva ucciso, la battaglia durò a lungo e quando i vampiri riuscirono a circondare l’horto videro gli occhi rossi che li scrutavano e capirono che il mannaro li attendeva. Mentre i vampiri stavano per sferrare l’ultimo attacco, il Maestro guardò il cielo farsi chiaro. Un brivido gli corse lungo la schiena ed il suo urlo isterico si propagò lungo il monte Tuscolo: tutti i vampiri corsero a rintanarsi negli antri più bui di quella che una volta era stata un’abbazia. Gli uomini lasciati senza guida, fecero lentamente ritorno verso la capitale; il mannaro all’interno dell’horto ululò gonfio di soddisfazione.
Guidati da Goffredo i tre scomparvero nel bosco ed in breve si trovarono nei pressi della Tuscolana. Erano quasi al sicuro quando un ringhio basso e terribile li colse di sorpresa. Si girarono e videro Elrem ed un’ombra nerissima avvinghiati in una danza mortale. Cosma ed Alcuino si rintanarono nel bosco mentre Goffredo si lanciò contro il mannaro. L'immensa bestia non sentì gli artigli di Goffredo e finì di dilaniare Elrem. Poi si scrollò di dosso Goffredo e lo squarciò con un sol colpo di artigli. Cosma e Alcuino lo guardarono dileguarsi nella boscaglia, avevano fallito. I mannari li avevano traditi.


autore                                    
Claudio Foti