Era sera inoltrata quando si accesero le luci del baracchino nella stanza di Ghost. No che Ghost fosse un nome proprio, ma era uno pseudonimo comune tra i radioamatori.
  La connessione del microfono allargò le sue spire e il tasto per la comunicazione fu azionato.
  — Qui è Ghost che parla, c'è qualcuno all'ascolto. Passo.
  Quando il tasto fu posto per l'ascolto, si udì dall'altoparlante solo il fruscio dei rumori di fondo.
  — Qui è Ghost che parla, c'è qualcuno all'ascolto. Passo.
  Erano le undici trascorse e Ghost era fermo sulla ricezione delle frequenze di Cobra: il loro appuntamento radioamatoriale era di solito per le undici in punto.
  Non ricevendo risposta Ghost giocò con la manopola delle frequenze per captare qualche comunicazione e conoscere nuove persone “normali” come lui.
  — Qui è Ghost. Passo.
  Passò lo switch sulla ricezione.
  — Salve Ghost. Qui è Dottore in ascolto. Passo.
  — Piacere di sentirla Dottore. È nuovo dell'ambiente? Passo.
  — È vero Ghost. Le circostanze ci hanno accomunati allo stesso destino. Passo.
  La voce di Dottore era sobria, spessa, di una persona più matura di Ghost.
  — Non avrei mai creduto che la "polvere" si spargesse anche nella nostra città. Passo.
  — E che si fosse diffusa così alla svelta, ci avessi scommesso?. Una nuova voce si aggiunse a quella di Ghost, una voce enfatica e nello stesso tempo allarmata.
  — Benvenuto al banchetto Cobra. Qui con noi c'è anche Dottore in ascolto. Dottore, vi presento Cobra. Passo.
  — Cobra... se non sbaglio era un vecchio film con Stallone. Passo.
  — Salve Dottore fa sempre piacere conoscere una persona come noi. Se ne vedono sempre di meno in città. E non si sbaglia affatto su Cobra, Stallone era uno dei miei vecchi attori preferiti e chi mi conosce può affermare che non sono un nostalgico. Passo.
  — Cobra come mai tardi all'appuntamento? Cosa avevi tra le mani che ti ha trattenuto. Passo.
  — Ero alla finestra, Ghost. Uno spettacolo esaltante. Hanno braccato un povero uomo che ha tardato al coprifuoco: era un gruppo di "tossici", lo hanno accerchiato sul marciapiede, di fronte alla mia vista. Altro che banchetto sembravano delle iene con la loro carogna. Gli hanno fatto rientrare il cranio sbattendolo alla serranda blindata del negozio dei derivati; dovevi vederli leccare il suo sangue: con le lingue inseguivano il liquido purpureo prima che giungesse al marciapiede, poi si sono lappati anche le vesti, succhiando ogni macchia che era schizzata sui loro abiti. Infine lo hanno trascinato via, di sicuro per portarlo nel "locale" e infilzarlo con le loro cannucce endovenose. È da quando hanno tolto le immagini violente alla tv che non mi sono mai esaltato come ora. Forse non capite, era reale non come la mia versione pirata di Cobra non censurata. Passo.
  — Sei disgustoso Cobra. Sai bene che la censura è servita a debellare del tutto la violenza. Il tuo caro Stallone fu una delle cause prime del suo dilagare. Passo.
  — Tempi passati — disse Dottore prendendo il canale, — e la generazione pacifista ha ceduto a nuovi stimoli. Per questo la "polvere" sta facendo il giro del mondo. Passo.
  — Sì, la "polvere" — si rammaricò Ghost. — Prima che le autorità cittadine si accorgessero che si spacciava nel "locale" era troppo tardi; era già scattato il piano Coprifuoco. Passo.
  — Quei luridi bastardi. Ho sentito che hanno fatto fuori uno dei nostri. Passo. — Cobra era l'unico dei tre ancora alla vecchia maniera con una dialettica che lateva il volgare. — È successo pochi giorni fa. Una certa Panda, il suo nome è girato alla svelta per tenerci in guardia, stradosata di "polvere" lo ha adescato facendosi rifilare un appuntamento, e non si è presentata da sola. È arrivata a casa di lui con altri dei suoi amici e una volta che li hai invitati, caro mio, sei bello che dissanguato nel giro di pochi minuti. Passo.
  — Non è possibile! Le nostre trasmissioni sono in frequenze che non possono udire. — Prese la parola Ghost. — Quindi si stanno infiltrando tra di noi, ed è difficile riconoscerli se non sai che frequentano il "locale". Dobbiamo organizzarci alla svelta prima che prendano il sopravvento e ci facciano tutti fuori per dirla come Cobra. Passo.
  — Non possono eliminarci tutti, — disse Dottore, — finirebbero per sbranarsi l'uno con l'altro e sapete che questo non è possibile per via della loro società non violenta. Ci permetteranno di vivere e di riprodurci, almeno a pochi fortunati di noi, saremo un loro allevamento, vedrete che ci chiuderanno in gabbie. Siamo il loro unico nutrimento e non ci lasceranno estinguere anche se lo volessimo. Passo.
  — Ha perfettamente ragione Dottore, — La voce era quella di Ghost, — d'altronde se rispettiamo il coprifuoco e per sbaglio non invitiamo uno di loro per un cocktail non ci troveremo ad essere serviti noi come bevanda. Passo.
  — Non è così semplice Ghost. Quei fottuti si stanno organizzando, come noi, per trovare metodi sempre nuovi per attaccarci e dalle prime città in cui è iniziato lo spaccio della "polvere" vengono nuove non del tutto rassicuranti: si è sparsa la notizia che quei bastardi stanno mutando. Passo.
  — Sono così più evoluti di noi eppure non riesco a comprendere come non abbiano trovato un palliativo al nostro sangue per le loro crisi d'astinenza. Passo.
  — La "polvere" è un deglobulizzatore — rispose Dottore, — ed è il sangue umano la loro unica fonte di riglobulizzazione. Poi la "polvere" associata ad un processo fotochimico funge anche da polimerizzatore dell'emoglobina, è per questo che di giorno non escono dal “locale” e la luce li fa scappare. Passo.
  — Per questo sono riusciti ad attaccare quell'uomo. Aveva esaurito le batterie nella torcia. Io non dormo se dimentico le batterie di riserva per la mia torcia, e non è saggio addormentarsi con le luci accese ho sentito che potrebbero levitare alla finestra e dopo aver distrutto le lampade si divertono a tormentarci per farsi invitare in casa. Passo.
  — Cobra non dire queste cose, sai che mi spavento facilmente.
  Ghost si girò verso la finestra alla sua destra, aveva intravisto, con la coda dell'occhio, un movimento nella notte illuminata solo dalla luna.
  — Ecco, adesso inizio ad avere le visioni. Passo.
  — Di cosa parla Ghost? Passo.
  — Niente Dottore è soltanto suggestione. Passo.
  — Cazzo, Ghost, lo sai che dobbiamo stare allerta! Hai con te la torcia? Passo.
  — Sì, certo. È qui sul tavolo. Passo.
  — Allora muoviti con quella sedia e vai a dare un'occhiata alla finestra. Passo. Aggiunse Cobra preoccupato per il suo amico.
  Ghost rimase la comunicazione sulla ricezione, impugnò la torcia e, sentendola gelida al tatto della mano sudata, se la mise in grembo, poi prese il microfono e portando i palmi sul bordo della scrivania si diede una spinta all'indietro. Fece muovere la sua sedia a rotelle fino alla finestra e si lasciò bloccare l'ultima bracciata dal vetro che rinculò il tocco dei suoi piedi infermi che scorsero per qualche centimetro all'interno del poggiapiedi.
  Niente. Fuori non c'era nessuno. Che sia stata un'ombra dalla strada, pensò Ghost ma era certo che così non era stato perché lì giù nella strada non c'era alcuna sorgente luminosa che potesse creare delle ombre. Notò invece qualcosa d'insolito nella zona della sua visuale che divideva il di fuori della stanza dal didentro.
  C'era un qualcosa di nero, più scuro della notte, e delineato da un contorno brillantato. Quella cosa iniziò a muoversi al di là della finestra tra i suoi piedi: non era un movimento uniforme o diretto verso una singola direzione ma piuttosto scatti impercettibili, in alto, in basso ed in ogni altra direzione e facevano in modo che la cosa non mostrasse niente altro al di fuori della forma semicircolare e frastagliata da luccichii che ne delimitavano il contorno separandola dalla strada, che si trovava ad una profondità di quasi cinquanta metri.
  Ghost si allontanò di qualche centimetro con la sua sedia dalla finestra, riuscì ad indietreggiare quel tanto che gli rendesse visibile un po' del pavimento e subito sopra un paio d'occhi ed una capigliatura scura e gelatinizzata.
  Ghost tremando con le mani si portò il microfono alla bocca.
  — Loro sono qui, Cobra! Mi stanno spiando, uno è alla finestra deve essere riuscito a levitare al mio piano. Passo.
  Cobra, che sino a quel momento era stato in silenzio, reagì a voce alta.
  — Accecalo con la torcia! Vedrai che andrà via. Passo.
  Poi fu la volta di Dottore.
  — I loro occhi sono fotosensibili, non resisterà alla luce. Procedi. Passo.
  Ghost prese con la mano libera la torcia e dirigendola ai suoi piedi diede voltaggio alla lampadina.
  L'essere reagì stranamente: dopo che le sue pupille si restrinsero quasi a scomparire fluttuò verso l'alto e portò la testa al di sopra della finestra.
  Ghost riusciva a vedere la parte basse del corpo senza alcun sostegno levitare a più di una cinquantina di metri dalla strada.
  Il succhia-sangue non osava scendere per esporsi alla luce della torcia che aumentava d'intensità.
  Ghost si ritirò spaventato dalla finestra compiendo con la sedia una sorta di virata che l'allontanò dalla scrivania.
  Il raggio della curva si rivelò al disotto delle possibilità di mantenersi sulle due ruote così, dopo pochi secondi trascorsi nel muoversi su di una sola di esse, la sedia, grazie anche alla forza d'attrazione esercitata dalla connessione a spire del microfono stretto nella mano di Ghost, si ribaltò da un lato sul pavimento. Con essa Ghost si trovò rivolto a pancia sotto sul pavimento. Il microfono finì fuori della sua portata e la torcia che continuava ad aumentare di voltaggio rotolò tra le gambe della scrivania. La lampadina scoppiò poco dopo illuminando la stanza con un flash prolungato e costringendo l'essere alla finestra a levitare più in alto.
  La stanza piombò nella completa oscurità e Ghost sapeva che aveva poco tempo per pensare a qualche soluzione prima che "l'impolverato" lo anticipasse nelle mosse.
  Ghost si alzò sulle braccia e strisciò con i gomiti verso la scrivania nel tentativo di afferrare il microfono che oscillava nel vuoto tra le gambe del tavolo. La voce ansiosa di Cobra guidò la sua mano al microfono mentre alle sue spalle i vetri della finestra implosero nella stanza e schegge impazzite gli penetrarono nelle gambe non provocando alcuna sensazione tattile e di dolore.
  Ghost rispondi. Passo.
  Cobra continuava a ripetere questa frase cercando di essere il più irritante possibile e ci riusciva perfettamente. Ghost usò tutte le sue forze per raggiungere il microfono e zittire il suo amico. Quando ci riuscì e portò la comunicazione sulla trasmissione si lasciò franare col petto sul pavimento distanziando i gomiti dalla posizione d'equilibrio.
  Non ebbe tempo per riposarsi, subito fu tirato per le gambe e il suo corpo strisciò sul pavimento scabro verso la finestra e i piedi gli volteggiarono nel vuoto.
  Ghost ebbe timore di guardarsi alle spalle, sentiva un gorgoglio abbinato ad una specie di risucchio. Quel bastardo, come li definiva Cobra, stava forse succhiando il suo sangue?
  — Cobra, aiuto! Uno di loro mi deve avere infilzato con una cannuccia. Ti prego....
  Cobra si zittì sentendosi perduto nell'ascoltare la richiesta del suo amico. Il suo animo combattivo avrebbe assolto all’implorazione ma il suo corpo costretto su di una sedia a rotelle non gli forniva i giusti mezzi. Invece, Dottore, che sino a quel momento si era limitato ad ascoltare il dialogo tra i due amici, ebbe una reazione vocale.
  — Dimmi dove sei Ghost! Passo.
  — Al 30 sulla 102°. Ma Dottore c'è il coprifuoco, cosa vuole fare?.
  — Se non lo ha capito ancora dottore è anche la mia professione e a noi è concesso violare il coprifuoco ed in casi simili usufruiamo di una scorta. Quindi se ci acconsentisse di venire nel suo appartamento vedrò come aiutarla. Passo.
  Ghost non ci pensò su tanto.
  — Venga subito Dottore, prima che quell'essere mi dissangua. Passo.
  — Tenga duro Ghost. Fra pochi minuti sarò lì. Passo e chiudo.
  La comunicazione con Dottore si interruppe ma subito subentrò Cobra per infondere coraggio al suo amico che a poco a poco si fiaccò e lasciò andare il microfono molleggiante nel vuoto lontano dalle sue mani e da nuovi inutili sforzi per raggiungerlo.
  La vista di Ghost si annebbiò anche se le palpebre non ricaddero a coprirgli interamente gli occhi, alle sue spalle il rumore di movimenti e azioni inimmaginabili si acuì e in una sensazione di dormi-veglia gli sembrò che qualcuno stesse tentando di forzare la porta chiusa davanti a lui.
  Quando tentò di ritirare su le palpebre e compiere un movimento con gli occhi non di quelli usuali la porta sbatté contro la parete e apparve un uomo e poi degli altri dietro di lui ma questi ultimi non erano “normali”: loro non avevano bisogno della sedia per muoversi.
  Quello sforzo visivo verso l'alto gli indolenzì il nervo ottico e la vista ritornò al pavimento mentre l'udito divenne il suo unico sistema sensorio.
  L'uomo sulla sedia si fece avanti, non lo vedeva con gli occhi ma l'immaginazione uditiva ricreava la scena al pari dell’organo preposto per l'abituale compito.
  Una luce abbagliò il suo ristretto arco visivo e finalmente dopo un urlo soffocato terminarono i gorgoglii. Poi la luce sparì e ritornarono le tenebre.
  — È tutto vostro.
  Furono le uniche parole dell'uomo e dopo quell'invito Ghost si sentì circondare e trafiggere da una dozzina di strumenti dalla punta metallica. Il suo corpo fu come punzonato dal collo sino alle parti dove era ancora sensibile.
  Ghost credé che in quegli ultimi istanti di vitalità rivivesse la storia della sua vita invece furono solo alcune parole quelle che gli sovvennero.
  — Si stanno infiltrando tra noi..., — Non possono eliminarci tutti..., — È tutto vostro.
  Poi fu la volta di una verità, una sconvolgente verità che lo trasportò verso un limbico luogo.
  — Piacere d'averla conosciuta Ghost. Come le avevo detto a pochi di noi sarà concesso vivere ed io faccio di tutto per essere uno di loro.
  La voce prevenne dall'uomo sulla sedia.
  Il suo corpo venne riverso e riuscì a vedere in faccia il suo interlocutore, questi guardò dalla finestra, un lungo sguardo nelle tenebre del cielo rischiarato da una luna piena. I tratti del suo viso si andarono a deformare: i pori della pelle si allargavano permettendo a lunghi peli di crescere irsuti. Poi con le sue mani pelose riuscì a dare vigore alla schiena per sollevarsi dalla sedia. Quell’uomo non era più “normale”, si era tramutato in un lupo.
  Ghost tentò di alzare inutilmente una mano verso il microfono per avvertire il suo amico di non fidarsi più di nessuno perché il nemico mutava e si nascondeva adesso anche tra loro e con nomi subdoli quali Panda o Dottore.


autore                                    
Luca Limatola