[ « indietro ]     Appoggiò i cestini fra la sagoma delle gambe divaricate e spinse il carrello verso il tappeto mobile, di fianco alla scala su cui era salita poco prima.
Era dannatamente pesante.
Mentre il nastro magnetico saliva lentamente verso il piano superiore, prese al volo una scatola di croccantini per gatto che faceva capolino da una mensola, l’appoggiò su quello che doveva essere il rigonfiamento della testa. Giunta al piano superiore un dilemma l’assalì: come portarlo fuori?
Alla cassa le avrebbero chiesto di svuotare il carrello sul nastro trasportatore, e non avrebbe saputo come giustificare la presenza del suo sconosciuto ospite.
Ma, d’altro canto, senza il carrello non avrebbe saputo come portare MisterX fuori dal market.
“Bel problema” bofonchiò fra sé e sé.
Vide un inserviente armeggiare con il maniglione antipanico di un’uscita laterale, l’uomo stava trasportando una mole enorme di scatoloni di cartone pieni di biscotti per cani, ed aveva le mani talmente ingombre da non riuscire proprio ad aprire la grande porta di metallo.
Louise si avvicinò, e con fare allegro e cordiale gli spalancò l’uscita.
“Grazie” ruggì l’uomo evidentemente provato dalla fatica, lei gli porse il suo sorriso più rassicurante e cordiale ed infilò agilmente con la punta del piede sotto il bordo della porta, una piccola tacca di legno che giaceva abbandonata sul pavimento,in modo che non si chiudesse.
Quando l’energumeno fu uscito, rimase in silenzio a spiarlo dallo spiraglio rimasto aperto, attese che la sagoma svanisse dietro l’angolo della palazzina, quindi spalancò silenziosamente il battente di ferro e fece scivolare il carrello fuori dal supermercato. Prelevò con attenzione i due cestini e la scatola di croccantini per gatto, richiuse la porta, badando che non facesse troppo rumore, e, dopo essersi allungo guardata attorno, certa di essere passata come suo solito del tutto inosservata, s’incamminò canticchiando verso la cassa numero nove, la meno affollata.
La cassiera, una donna sulla quarantina con troppo trucco e troppe occhiaie, le rivolse un saluto meccanico e svogliato, battè con velocità lo scontrino della sua spesa e le porse il resto senza mai staccare gli occhi dal registratore di cassa.
Louise corse con le buste di plastica serrate contro il petto verso il retro del market, e quando vide che il suo carrello era ancora fermo esattamente dove lo aveva lasciato, emise un piccolo gridolino di gioia.
Scaraventò la spesa fra la sagoma delle gambe del morto, e spinse fischiettando il carrello con il suo macabro carico verso la stradina che conduceva alla sua amabile villetta a schiera.
Margareth aveva finito di innaffiare i fiori ed ora si dondolava con la fedele gatta in grembo, sdraiata sul dondolo aspirando profondamente lunghe boccate di fumo da una lunga More scura.
“Margy, ecco la pappa di Pearl” gridò Louise lanciando il piccolo involucro di cartone nel giardino della vicina. Pearl miagolò incuriosita e volò via dalle gambe della padrona per avventarsi su quel misterioso oggetto che era appena atterrato nel suo territorio. Margareth osservò perplessa la sua amica:
“Sei di buon umore Luoluo” l’apostrofò inarcando le sopracciglia e sbuffando una nuvoletta di fumo chiaro che si stagliò contro l’azzurro terso del cielo.
“Mai stata meglio” replicò.
Giunta in casa chiuse con attenzione la porta-finestra della cucina, tirò le tende e scoprì con agile gesto da prestigiatore il carrello.
“Eccoti qua” disse rivolta all’uomo che, nel frattempo, non aveva affatto cambiato né posizione né, tanto meno, espressione.
Si portò alle spalle della salma e tentò di estrarla dal suo giaciglio metallico, ma il peso ,ed il rigor mortis, opposero una resistenza tale da renderle impossibile l’operazione.
Mentre armeggiava con il cadavere udì i passi di Donald nel corridoio.
“Luoluo, sono a casa”.
“Vieni, caro, sono in cucina”.
Donnie entrò e vide la moglie nella disperata impresa di sollevare un uomo grande e grosso da dentro un carrello della spesa.
“Cara, ma cosa stai facendo?” disse serafico additando il cadavere.
“Sto tentando di tirarlo fuori da qui” replicò lei affannata.
“Aspetta che ti do una mano”.
Donnie prese MisterX per i piedi mentre la moglie riuscì a districarne le spalle dalle sbarre di ferro, quindi con fatica e mancanza di coordinazione lo misero sdraiato sul tavolo della cucina.
“Bene” gongolò Luoluo.
“Cos’è?” chiese Donnie.
“Un morto, non lo vedi?”.
“Sì, certo che lo vedo, volevo dire, dove lo hai trovato?”.
“Al supermercato, precisamente davanti al banco frigo della macelleria” replicò lei soddisfatta.
“Vendono proprio di tutto al market oggi giorno…”.
“Ma, no sciocco, non era in vendita, era semplicemente abbandonato lì, solo e coperto da quella” disse indicando l’incerata che giaceva abbandonata vicino al forno.
“E chi ce lo ha messo?”.
“E che ne so? L’ho trovato e me lo sono portato via”.
“Ma Loulou, non c’è più spazio in cantina, dove lo mettiamo?”.
“Fra i coniugi Grant, per esempio”.
“Ma no, fra i Grant, c’è il signor Python, lo abbiamo ucciso martedì mattina vicino alla segheria, non ti ricordi?”.
“Uh, è vero…allora vicino a tua sorella”.
“Sei la solita sbadata, ti ricordi quando hai accoltellato Haudry, la vecchia che chiedeva l’elemosina davanti alla Chiesa metodista?”.
“Sì, me lo ricordo, non sono affatto così sbadata come credi, ma che c’entra quella vecchia senza Dio con tua sorella, quella l’hai avvelenata tu a Natale scorso”.
“Lo so, ma la vecchia Haudry è sepolta accanto ad Annie, quindi lì non c’è proprio posto”.
“Mhh…allora potremo metterlo vicino a quel venditore porta a porta che abbiamo massacrato il mese scorso”.
“No, sciocchina, il venditore è sotterrato proprio di fronte all’entrata, non c’è spazio”.
“Uffa, e allora?”.
“E allora…e allora, ma cosa lo hai preso a fare, non è neppure nostro, e a giudicare dalla faccia che ha, non lo hanno neppure ammazzato, questo povero diavolo deve essere spirato naturalmente”.
“Non mi sgridare Donnie, era lì… che dovevo fare… ho creduto che insieme ai nostri sarebbe stato meglio”.
“Sei la solita inguaribile romantica Loulou, però non abbiamo proprio posto”. “Ma forse io ho la soluzione” disse enfatica ed estrasse dal cassetto della cucina una mannaia per polli.
“Sarebbe?” chiese Donnie.
“Non volevi fare una cena a base di carne domenica sera?”.
Donald rise compiaciuto.
“Certo tesoro”.


Il barbecue fu acceso proprio al centro del piccolo giardino, Margareth insieme al marito Stephen, ridevano di gusto alle battute di Donnie che si prodigava nella sua migliore imitazione di Clint Estwood nei panni di Callaghan; Louise girava con zelo gli hamburger che aveva preparato la sera precedente; la gatta Pearl annusava e scavava intorno ad un aiuola da dove faceva capolino l’orecchio della testa mozzata di MisterX.


Gerard Pollen era affranto, il suo miglior macellaio era morto d’infarto mentre affettava dell’ottima fesa di tacchino. Lo avevano maldestramente deposto in un carrello coprendolo con un telo in attesa che l’ambulanza lo venisse a portare via, pochi minuti, il tempo che la vedova inconsolabile venisse ad accompagnare la salma del caro defunto all’obitorio, ed il cadavere era misteriosamente svanito nel nulla. La polizia aveva imposto la chiusura del market, posto sotto sigillo tutta la merce, interrogato tutti i dipendenti e parte della clientela, visionato tutte le videocassette registrate dalle telecamere di sicurezza, ma nulla. Willie Brasco si era semplicemente volatilizzato.
Peccato, era un ottimo macellaio.


di Vampire