[ « indietro ]     “Chi sei?”.
“Non lo sai?”.
“Un demone?”.
La figura rise mostrando una fila di denti regolari e bianchissimi la cui unica eccezione era rappresentata dalla presenza di lunghi canini che rilucevano nel tepore del tramonto che lambiva il fianco del treno in corsa.
“Oddio”.
“non proprio”.
“Un vampiro...”.
“Per servirla”.
Un sorriso le rasserenò il volto,una luce che sembrava spenta ma che ardeva come un tizzone sotto la cenere ,fece dopo troppo tempo la sua timida ricomparsa.
“Non è possibile;non siamo in Transilvania e neppure in un film di Coppola”.
“Tutto ciò che la gente pensa di noi è fondamentalmente errato;non siamo demoni,non siamo angeli.A dire la verità non ho avuto mai alcun rapporto né con gli uni né con gli altri”.
“Credevo che almeno le fantasie avessero un contatto con l’ultraterreno”.
“L’ultraterreno è una parola complicata che esprime un concetto elementare:inconoscibile”.
“Capisco”.
“No,non puoi e non potrai mai capire;capire è un ‘illusione”.
“Come te “.
“Certo,io sono il re delle illusioni,vivo solo grazie alle aspettative tradite della gente,mi nutro delle ansie e delle lacrime,sfrutto ogni attimo di debolezza della specie umana al solo scopo di sostentare e giustificare la mia inesistenza”.
“Un non morto per una non vita”.
“Sbagliato,una vita per una non morte”.
“Cosa vuoi da me?”.
“Io?Nulla.Sei tu che mi hai evocato,da sempre,costantemente.Mi pensi,mi chiami,mi desideri,ti identifichi in ciò che rappresento;sono tuo padre e tuo figlio,l’unica parte di te che non riesci a gettare via”.
Le mani le tremavano leggermente,prese un’altra sigaretta e l’accese con ira.
“Che sentimento importante sprecato senza cura”.
“Se sei una mia creatura posso farti sparire quando voglio”.
“Temo che non funzioni esattamente così:p uoi solo allontanarmi,poi tornerò,più forte,più vero,più simile a te. Arriverà un giorno in cui faticherai a distinguere la tua immagine dalla mia , un giorno nel quale la notte prenderà il posto della luce,un giorno nel quale anche tutti i tuoi dubbi non avranno più ragione d’essere e ti arrenderai a me”.
“non capisco quello che stai dicendo”.
“L’immortalità,l’assenza di senso di colpa,il dominio non solo sugli elementi,ma soprattutto sugli stati d’animo,è questo che hai sempre invidiato alla mia razza.Il peccato senza il rimorso,l’amore senza il palpitare di un cuore,una vita che non è vita in un corpo che non muta.Il potere di decidere il destino degli inferiori,il diritto di creare e di distruggere senza mai soffermarsi a pensare a ciò che si è fatto.Un lungo presente senza un futuro ed un passato.E’ questo che vuoi?”.
“E’ esattamente ciò che corrisponde alla mia visione personale di idillio”.
“Ne sei certa? Dormire in una bara, nutrirsi di sangue, abolire ogni emozione per un’eternità vuota.Sei certa che il tuo idillio sia fatto di buoi e solitudine?”.
Il fumo azzurrognolo saliva in lente volute fino a lambirle le guance rigate di lacrime;quanto tempo trascorso inutilmente,quanta vita sgusciata fra le dita come la sabbia di una clessidra che nessuno può capovolgere. E tutto questo perché?
Per soddisfare cosa?
Per assomigliare a chi?
Si voltò verso il finestrino e non vide altro che sè stessa:una giovane donna sola che fuma una sigaretta piangendo nello scompartimento vuoto di un treno in corsa.
Il rumore della porta scorrevole che scricchiolava nei suoi binari consunti dall’usura,la fece sobbalzare riportandola alla realtà.
“Biglietto signorina” il controllore rosso in volto per il freddo e stretto nella giacca della sua divisa la fissava con aria perplessa.
“Subito” replicò lei asciugandosi gli occhi con il dorso della mano.
“Perché una ragazza tanto belle è tanto triste?”chiese l’uomo con fare benevolo.
Lei si voltò e lo azzannò alla giugulare.
Lui tentò di divincolarsi dalla stretta che lo serrava ai fianchi,scalciò,si dibatte imprecando,artigliò l’aria in più punti prima che i denti affilati della creatura gli lacerassero le carni suggendo il nettare vitale.L’uomo smise di sussultare ,smise di divincolarsi e di respirare,un lungo sibilo privo di forza accompagnò la sua anima verso altri lidi.
Lo lasciò cadere esangue ai suoi piedi,prese un fazzoletto dalla borsa e si asciugò il sangue che le colava dagli angoli delle labbra,gli occhi ancora rossi e privi di iride le conferivano un’aria ancor più surreale.
“Devi smetterla di mettermi alla prova ,sire” sussurrò all’uomo che si ergeva alle sue spalle.
“Perché mia cara,non ti divertono più i miei giochi?”.
“La morte con te è sempre un gran bel gioco”.
Risero tenendosi per la vita.
“Rimpiangi qualcosa della tua vita passata?”.
“Mai”.
“E quelle lacrime,allora?”.
“Fame,mio signore”.


di Vampire